Paolo Nori e le false morti del Web

Ieri sera ho avuto il piacere di rivedere lo scrittore Paolo Nori in un’esibizione pubblica, al Concerto del Primo Maggio.

Il piacere si è mescolato alla sorpresa, perché appena un mese fa avevo letto del suo incidente stradale, ma soprattutto della “prognosi riservata”, del “coma farmacologico” e di una “lenta ripresa” legate al suo stato di salute. Questa versione è stata propagata su tutti i media tradizionali, ma anche sui nativi digitali come Il Post, Fanpage e Giornalettismo.

A prescindere dall’indubbia gravità dell’accaduto, sembra proprio esistere una regola non scritta tra i giornalisti, quella dell’empatia morbosa che i media perseguono a priori, e che si concretizza nel “tirare” una notizia esacerbandone il dramma.

Esiste poi un altro fenomeno, generato tipicamente nell’humus della Rete, e che contribuisce a minarne la già non eccelsa credibilità. Si tratta delle bufale sulle false morti dei VIP, specchi per le allodole o acchiappa-click che dir si voglia, che sistematicamente attirano un bel nugolo di “creduloni” fino al momento dell’inevitabile smentita.

Tali bufale sono di natura assai diversa da quella messa in atto qualche giorno fa, quindi senza conseguenze serie (se non un comprensibile fastidio dell’interessato), e raramente sono riconducibili ad una singola fonte, anche se negli ultimi giorni ne abbiamo avuto un paio d’esempi.

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Questo è un fake account di Umberto Eco che lunedì annuncia la morte dello scrittore americano Dan Brown in un incidente stradale.

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Questo è invece il tweet dal reale account di Enrico Mentana con il quale ieri veniva annunciata la morte del rapper milanese Fabri Fibra, ormai un abitué dei falsi necrologi. Pochi minuti dopo il popolare direttore del Tg La7 chiariva l’equivoco dando la colpa ad un ignoto “imbecille” che gli aveva momentaneamente sottratto lo smartphone.

Quante fonti occorrerà incrociare per prendere per buona una news?

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