Come i media (vecchi e nuovi) mantengono le notizie

Alessandro Gazoia si occupa da anni di new media, in particolare di come la rivoluzione digitale di Internet abbia sia cambiato le carte in tavola per gli editori già esistenti, sia come abbia permesso la nascita di organi d’informazione “nativi” del web, con tutte le conseguenze (comunicative) del caso. Il suo blog, Jumpinshark, analizza con ricorrenza il modo con cui i media trattano le notizie, focalizzandosi anche su aspetti che spesso altri trascurano, come il particolare tecnico sul tipo e la posizione della pubblicazione, il titolo, la condivisione social, e così via.

Di recente ho avuto il piacere sia di ascoltare Alessandro all’ultimo Festival Internazionale del Giornalismo, sia di leggere il suo libro Il web e l’arte della manutenzione della notizia, edito da Minimum Fax, che rappresenta un po’ una summa dei suoi anni di ricerche.

Alcuni dei spunti più interessanti che ho letto dalla lettura dell’ebook, e che vanno oltre considerazioni che avevo già fatto mie, sono i seguenti:

  • I Big sono tali anche sul Web: è molto bello crogiolarsi nell’idea di un “cambio della guardia” tra le testate dettato dall’evidente evoluzione dei mezzi di comunicazioni. I dati di fatto, però, ci indicano come i leader del “vecchio mondo” cartaceo (Repubblica e Corriere) lo siano equamente nella loro controparte digitale. Idee e comprensione dello strumento non bastano, quindi, se mancano gli investimenti, ed esiste una certa correlazione tra il successo e l’esistenza di una strategia “preventiva” (vedi Il Sole 24 Ore), oppure tra uno svantaggio accumulato a suon di ritardo evolutivo (vedi La Stampa e Il Messaggero)
  • Anche le strutture più “agili” hanno problemi a tirare avanti: siamo abituati a considerare i vecchi giornali come delle bombe ad orologeria, pronti ad implodere sotto il peso del calo delle vendite cartacee, dell’incapacità di monetizzare adeguatamente sul digitale, di contributi statali sempre più esigui, di strutture redazionali elefantiache. Non crederemmo però che difficoltà simili impattino anche testate “native” del Web, con problemi di advertising (si usa ancora il modello CPM, si profila poco l’utente), con l’esigenza di aumentare le pagine viste a discapito della qualità (la spalla destra della homepage, il boxino morboso “attiraclick”).
  • Il mezzo è anche il messaggio: sono perfettamente d’accordo con un grande studioso della comunicazione come Marshall McLuhan (e con un suo seguace, Nicholas Carr) quando considera estremamente errato “limitare” il media alla semplice natura tecnologica e funzionale. Ricordiamolo sempre: il media determina anche il messaggio, come viene pensato, realizzato e diffuso. Un blog post non sarà mai come una pagina del vostro diario…

 

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