Il futuro del redattore 1

redazione

Il mondo sta cambiando molto in fretta. Chi è grande non sconfiggerà più chi è piccolo, ma chi è veloce batterà quelli che
sono lenti
(Rupert Murdoch)

Non si vive di sole prime firme. Qualsiasi testata che si rispetti, che sia cartacea, radio-televisiva oppure online, conta su delle strutture redazionali che costituiscono il vero motore di ricerca, analisi, costruzione e pubblicazione delle notizie e più in generale dei contenuti della testata stessa.

La redazione, quindi, ha un ruolo nativo fondamentale nella vita di una testata, ciononostante risulta tra le prime voci di costo che, in un’epoca di forte crisi del sistema giornalistico, vengono soggette al taglio. Succede in tutti i Paesi, di recente ha fatto scalpore l’ipotesi di riduzione del personale al Corriere della Sera.

Il motivo per cui si tende quasi sempre a penalizzare le redazioni in una politica di riduzioni di spesa è una sommatoria di errori strategici e di evoluzioni strumentali:

  • Disintermediazione: la nascita di Internet, della connessione mobile, dei social network ha prodotto un evidente risultato nei media, ovvero la sempre minor necessità di avere una struttura fissa e dedicata al reperimento e alla composizione delle notizie. Fenomeni come il citizen journalism oppure Twitter hanno ad esempio quasi rese obsolete le agenzie stampa, “bruciate” sui lanci e limitate al (sempre fondamentale) lavoro di verifica.
  • Blog d’autore: la formula stile-Huffington Post ha attecchito un po’ dappertutto (da noi va citato Il Fatto Quotidiano, tra gli altri). Dividere un giornale online in una parte dedicata ai blogger-opinionisti (quasi sempre prime firme oppure VIP prestati al giornalismo) ed in una parte sempre meno corposa dedicata ai redazionali in senso stretto non ha fatto altro che limitare progressivamente il peso della redazione nella direzione editoriale della testata stessa.
  • Formazione: l’errore fu commesso in principio. Quando nacquero le versioni online dei grandi gruppi editoriali italiani (Repubblica, Corriere…) venne fatta la scelta di tenere la redazione del cartaceo e quella web completamente separate e distinte, anche nella direzione. L’esponenziale crescita d’importanza di Internet ha quindi creato un gap culturale per i redattori della carta, perché scrivere su web è tutta un’altra cosa e nessuno, nel frattempo, si era premurato di formarli per il “grande salto”.

Sulla base di queste indicazioni, quale può essere il futuro di un redattore? Giornalisti o meno (in questo blog avrete capito che non ci si formalizza), si tratta di professionisti della comunicazione che rischiano di restare esclusi da questa transizione. Al momento vedo una serie di punti-chiave che potrebbero evitare la morte di questa figura professionale e guidarne l’evoluzione, il più importante si chiama trasversalità.

Redazioni con pochi dipendenti “fissi” e sempre più composte da elementi freelance, de-localizzati, in grado di collaborare con più testate e magari di curare i contenuti anche per siti non giornalistici. Viviamo nell’epoca del content marketing, d’altronde, e chi potrebbe impedire un bel crossover tra il redattore e il copywriter?

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One comment on “Il futuro del redattore

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