Come si informano gli italiani nel 2013

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Italia, anno 1983 – Mario si alza la mattina, per andare a lavoro. Durante la colazione può dare una sbirciata alla Televisione, che trasmette il resoconto delle notizie più rilevanti del giorno precedente; nel caso non lo faccia, potrebbe sempre ascoltarle per radio, durante il tragitto in auto verso la fabbrica o l’ufficio. Se invece si muove con i mezzi pubblici, potrebbe passare da un’edicola e acquistare il quotidiano, per una prima lettura sul tram, che approfondirà durante la pausa pranzo. Fino al rientro a casa egli è all’oscuro di ciò che è avvenuto nel mondo, i fatti della giornata li verrà a conoscere soltanto a cena, guardando il telegiornale delle ore 20 ed eventuali approfondimenti in seconda serata.

Italia, anno 2013 – Mario si alza la mattina, per andare a lavoro. Accendendo lo smartphone gli vengono recapitate una miriade di notifiche di quanto accaduto nel mondo durante la notte, passa il tempo sui mezzi pubblici ascoltando musica mediante file MP3, contemporaneamente commenta sui social network i post degli amici. In ufficio, una schermata del suo computer è dedicata alla prima pagina di Repubblica o del Corriere, i social sono banditi dalla rete aziendale, ma lo smartphone è sempre pronto per gli aggiornamenti dell’ultim’ora, o per commentare l’ultimo decesso celebre o l’ultima catastrofe ambientale. Quando Mario torna a casa, sa già tutto quel che è successo d’importante, il telegiornale della sera è ormai obsoleto, anche se probabilmente non ha letto articoli più lunghi di dieci righe oppure si è formato un’opinione su dei pezzi con citazioni errate delle quali non ha fatto in tempo a leggere una smentita.

I dati emersi dalle ricerche del Censis non si discostano così tanto da queste due fotografie che ho provato a scattare. Sebbene persista un divario digitale generazionale, e gli utenti senior continuino largamente a fruire i media tradizionali come trent’anni fa, alcuni punti d’interesse vanno rimarcati:

  • Nei giovani, il peso delle fonti d’informazione dato ai TG (69%) è equipollente a Google (65%) e a Facebook (61%)
  • E’ sempre più in voga un utilizzo personale dei media, ritagliati secondo i propri gusti; sui personal media ha scritto di recente Pierluigi Santoro
  • Dal punto di vista della formazione dell’opinione, la personalizzazione, accentuata dagli algoritmi sempre più evoluti, propone scenari inquietanti dove l’utente finisce col ricevere soltanto articoli da fonti nelle quali si rispecchia come area di pensiero; sul concetto di “filtro” e sull’omonimo saggio di Eli Pariser ho già scritto in passato nel mio blog di tecnologia

Per quanto concerne il terzo punto, non sembrerebbe un grandissimo problema se rapportato alla situazione italiana. Nel Bel Paese, infatti, il concetto di “media orientati” rappresenta una normalità alla quale siamo abituati fin dalla nascita della stampa. E la scelta del TG (o del giornale) da parte di Mario non è mai stata casuale.

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