Nanni Moretti: una retrospettiva 1

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Qualche giorno fa Nanni Moretti ha compiuto gli anni, sessanta, una tappa importante nella vita di un uomo. Se in televisione vi sono state delle placide celebrazioni (“Ecce Bombo” trasmesso su Raitre), sul web è stato un florilegio di post che hanno più o meno tutti quanti raccolto alcune delle scene-cult dei suoi film. Sì, perché Moretti ha sempre avuto il pregio, pur nell’ottica di proporre un cinema impegnato e fuori dagli schemi classici di genere, di mantenere un’interessante verve stilistica, in qualche modo divertita, e di avere delle “cadute” popolari o comunque dei momenti influenti nel lessico di tutti i giorni.

Nanni Moretti è sempre stato un uomo in crisi. Un uomo di sinistra. Un uomo di sinistra in crisi. Non è possibile trattare il cinema di Moretti senza tirare in ballo le difficoltà esistenziali e l’impegno politico espressi nelle sue pellicole. Questo post vuole essere una rassegna rapida (ma non indolore) su quanto espresso dall’artista, senza limitarsi al citazionismo che ci ha sommersi negli ultimi giorni.

L’era di Michele Apicella

La stagione della seconda metà degli anni Settanta, quella in cui Moretti inizia ad operare come regista di lungometraggi, è un’epoca dove s’inizia ad affrontare un primo, forte revisionismo storico nei confronti del Sessantotto, delle sue implicazioni, e soprattutto dei suoi esiti. La generazione di Moretti era troppo giovane per aver fatto il Sessantotto, ma ne ha compreso la lezione, trovandosi sospesa e irrisolta tra una continua ricerca dell’autocoscienza, una perenne insoddisfazione, la consapevole tristezza per aver disatteso i propri ideali, la rassegnazione nell’accettare, infine, un futuro affatto distante da quel che si era sempre contestato.

Il personaggio di Michele Apicella (un omaggio al cognome della madre), pur mostrando chiari i tratti autobiografici di Moretti stesso, non ne ripercorre la biografia, ed in ogni film s’incarna in una differente fase della vita adulta: disoccupato con moglie e figlio in “Io sono un autarchico” (1976), studente universitario che vive in famiglia in “Ecce bombo” (1978), regista frustrato in “Sogni d’oro” (1981), professore ossessivo in “Bianca” (1984), funzionario del Partito Comunista in “Palombella rossa” (1989). L’unico film del periodo in cui non viene utilizzato è “La messa è finita” (1985), dove Moretti interpreta il prete don Giulio, ma dove permangono i temi legati alla crisi, questa volta di fede e di valori.

Michele Apicella è un uomo che affronta con fatalismo e apatia l’impossibilità e la disabitudine ad essere felice

httpv://www.youtube.com/watch?v=yh2zH3SQBFM

E’ un uomo alla perenne e affannosa ricerca di un’identità

httpv://www.youtube.com/watch?v=SkAL22MJOlM

E’ un uomo, in fondo, che ha la consapevolezza di non essere apprezzabile

httpv://www.youtube.com/watch?v=SlbmfXzKYDU

L’era autobiografica

Negli anni Novanta, ormai autore maturo e riconosciuto, Moretti realizza “soltanto” due pellicole, che risultano però importanti e decisive nella sua filmografia, “Caro Diario” (1993) e “Aprile” (1998). Entrambe sono legate da una natura documentaristica, tanto che non solo Moretti interpreta se stesso, ma vi compaiono anche la madre, la compagna, amici e colleghi, e molti dei fatti narrati sono stati presi dalla sua vita reale, una su tutte la nascita del figlio Pietro.

Nate con la velleità di descrivere l’Italia di quel decennio, non mancano comunque di quella connotazione socio-politica che è caratterizzante nell’opera del regista romano. Moretti è pur sempre Moretti, e riesce a ritrovarsi sempre e solo con la minoranza della gente, come spiega ad uno stupito (e giovane) Giulio Base

httpv://www.youtube.com/watch?v=FLsEO6RNRNg

Egli è sempre di sinistra, e non riesce a non imprecare con un Massimo D’Alema ammutolito durante un dibattito televisivo con Silvio Berlusconi

httpv://www.youtube.com/watch?v=8T32EyDrMmM

L’era della preveggenza socio-politica

Il nuovo Millennio si apre con “La stanza del figlio” (2001), film pluri-premiato in Italia e all’estero (Palma d’oro a Cannes), con il quale Moretti entra in una fase di cinema più narrato ma tutt’altro che distante dalla realtà che lo circonda. Il dramma che funge da incipit di questo film non è quindi che un pretesto per porre l’attenzione sulla disgregazione di una famiglia, che assomiglia in maniera inquietante alla disgregazione dei valori che avevano finora tenuto insieme la società italiana.

L’occhio del regista torna sulla politica con “Il caimano” (2006), affresco politico su come il berlusconismo abbia influenzato la società italiana. Aldilà delle polemiche attese, è innegabile come il finale del film si sia poi ripresentato nella realtà degli ultimi mesi

httpv://www.youtube.com/watch?v=eQ0gqYVKDnU

Le doti di preveggente del regista si rinnovano con “Habemus Papam” (2011), dove un pontefice decide di dimettersi dalla sua funzione, come accaduto, dopo oltre cinquecento anni, con Joseph Ratzinger ad inizio 2013.

httpv://www.youtube.com/watch?v=ENiAK_m337o

Cosa ci riserverà il nuovo film di Nanni Moretti, annunciato per il 2014? Per ora si conosce soltanto il titolo (“Margherita”), e la tematica (il mondo dei giovani). Con i tempi che corrono, e viste le “doti” esibite negli ultimi lavori, speriamo che abbia un finale più ottimista…

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