L’utilità di Google 2

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Nei giorni scorsi si è acceso un mini-dibattito, sui vari canali social, a seguito di un paio di post di Massimo Mantellini. Nel primo il giornalista passava al setaccio le SERP presentate da Google per la query “La grande bellezza”, rilevando in ordine sparso le seguenti impressioni:

  • Oltre ai canali istituzionali (ad es. Wikipedia), Google premia quasi sempre, con posizioni di rilievo, i contenuti più recenti
  • Ancor più importanza viene data alle news, che “invadono” letteralmente i risultati, con molta ridondanza e a prescindere dalla rilevanza della notizia
  • I contenuti realmente di qualità compaiono ben oltre la decima pagina di risultati, praticamente invisibili all’utente finale (sono ormai una rarità coloro che superano la prima pagina)

La conclusione a cui Mantellini giunge, rafforzata anche dal secondo post pubblicato sul suo blog, è che Google non sia utile per la ricerca quanto lo fosse nell’epoca pre-social. Con un’aggravante: il servizio è peggiorato per soddisfare mere esigenze di business da parte di Big G, senza reali vantaggi lato utente. Si tratta di un’affermazione con una base di verità? In parte, ma Mantellini fonda il tutto su presupposti parziali o quantomeno omette dei particolari ineluttabili.

La crescita di Internet

Fatevi un giro su questo sito, e potrete capire quanto il World Wide Web sia cresciuto negli anni, giusto per farvi un’idea di massima. Rispetto a dieci anni fa, c’è un numero assai più elevato sia di pagine web che di utenti. Soprattutto, la crescita ha riguardato in larga parte quelli che potremmo definire genericamente come content provider. Sono ben lontani i tempi delle pagine statiche piene di link o di placeholder, insomma. Adesso chi vuole competere deve proporre contenuti, più o meno originali, copiati, di qualità. Tutto lavoro di scrematura per gli algoritmi dei motori di ricerca, Google compreso. La possibilità che vi siano dei contenuti molto simili proposti da domini differenti è sempre più elevata, quindi.

Risposte esatte

Questa divergenza infinita e indefinita (che non dipende certo dal business di Google, ma dal business online in generale), ha creato in realtà un altro obiettivo per Big G, quello di proporre risultati sempre più raffinati e rilevanti, fino ad arrivare alla prospettiva ideale (e forse utopica) di rispondere con esattezza alle query, ovvero di soddisfare l’utente con il primo risultato proposto. Per arrivare a ciò Google ha introdotto varie features e aggiornamenti tra cui:

  • Autocomplete e related searches: aiutano l’utente a rifinire la propria query, soprattutto se non si hanno le idee chiare.
  • Primi accenni di ricerca semantica, con Knowledge graph
  • Utilizzo degli account Google per “conoscere” meglio i propri utenti, e presentare risultati più adatti (lingua, località, relazioni social mediante Plus, ecc…)

D’altronde, lo scopo dei motori di ricerca è sempre stato quello di “mettere ordine” nel Web. I primi che nacquero a metà anni Novanta non erano altro che directory di indirizzi sottomessi manualmente. Delle vere e proprie yellow pages digitali, insomma, che gli utenti potevano sfogliare. I numeri dell’epoca permettevano soluzioni del genere, che ora semplicemente non hanno più senso.

Le conclusioni

La ricerca sul web è cambiata, si è evoluta, per motivi che ho anche indicato, e che possiamo ritenere neutrali. Quando Mantellini scrive che “Google non funziona più come un tempo”, afferma un’ovvietà mascherandola da difetto. Anche gli utenti, però, non sono più quelli di un tempo. Personalmente, sono anni che non vado oltre la terza pagina dei risultati. Utenti come il sottoscritto (o come Mantellini) avrebbero utilizzato la query [“la grande bellezza” + recensione], magari senza avere l’account loggato, ottenendo questi risultati:

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  • Google realizza un sunto delle recensioni dai siti che utilizzano i meta-dati di schema.org in cima alle SERP
  • Non viene data rilevanza alle news
  • I contenuti più recenti sono proprio i post di Mantellini, il resto sono articoli usciti all’epoca del lancio della pellicola
  • Due delle tre recensioni apprezzate da Mantellini vengono presentate entro le prime quattro pagine di risultati

E gli utenti “novizi”? Loro probabilmente si farebbero aiutare dai suggerimenti di Google. E qui sorge l’unico dubbio, legato al modo di fare business delle aziende web. I filtri che i giganti 2.0 pongono di fronte ai nostri occhi sono sempre più estesi, e sempre più volti allo scopo di non farci abbandonare le loro pagine (a favore di qualche competitor), o di cliccare sulle pubblicità che sempre più subdolamente s’intersecano tra i contenuti. In tal senso, il dubbio di Mantellini è legittimo, ma non è limitato a Google ed è ben argomentato in un interessante saggio di Eli Pariser, intitolato “Il filtro. Quello che internet ci nasconde”.

La stessa consapevolezza che ci porta ad utilizzare coscientemente Google come uno strumento utile, deve metterci in guardia da quel che può nasconderci.

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2 thoughts on “L’utilità di Google

  1. Reply vecchioutente Mag 29,2014 12:04

    A parte il fatto che l’operatatore “+” va usato senza spazi in mezzo e quindi, conseguentemente, la query fatta da te produce risultati per pura fortuna ma…

    è indubbio che il servizio di ricerca di Google stia peggiorando costantemente negli anni. I motivi sono vari, certo aumentano le pagine web, ma aumentano anche coloro che “forzano” i risultati di Google con tecniche scorrette, magari acquistando link. Purtroppo Google ha creato un meccanismo ormai diventato perverso dal quale non riesce più ad uscirne nemmeno lui, come ammesso dagli stessi suoi portavoce (vedi discorso di M. Cutts sui backlink).

    A tutto questo va aggiunta la politica di Google che ormai mira più al business che alla qualità, forte del monopolio acquisito. La tendenza ormai è quella di eliminare sempre più gli operatori di ricerca per avvicinarsi al linguaggio naturale dell’UTONTO che interroga Google quasi come fosse un oracolo con query tipo:

    “come posso fare per prenotare un biglietto al cinema X?”

    a tutto discapito degli utenti più evoluti che sanno bene come usare gli operatori di ricerca.

    • Reply Enrico Giammarco Mag 29,2014 12:22

      Con l’uso delle virgolette per il titolo esatto del film, va inserito il “+” con lo spazio. Se digiti [“la grande bellezza”+recensione], ti tira fuori solo 9 risultati (un po’ pochini, no?) e non ti si attiva neanche la knowledge graph…Google non “capisce” la query.

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