Sanremo, la grande bruttezza

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Non sono il solito snob che si vanta di non guardare il Festival di Sanremo. L’ho sempre fatto, con più o meno regolarità, negli ultimi vent’anni, e mi è sempre sembrato un buon modo per capire come vanno questo Paese e i gusti degli italiani.

Bene, quest’anno mi è sembrato il Festival più involontariamente comico che non si vedeva sui nostri teleschermi da un bel pezzo. Sebbene i gusti siano soggettivi, non era immaginabile che pretese tanto elevate portassero a risultati così palesemente mediocri.

Il tema del Festival (e dell’anno) era la bellezza. Effetto-Sorrentino? Non saprei, visto che il film con protagonista Toni Servillo che sta facendo incetta di premi in giro per il mondo racconta più che altro la decadenza di una città, di una classe sociale, di un Paese. In questo senso la trasmissione condotta da Fabio Fazio ha esplicitato perfettamente il messaggio. I conduttori e i vari ospiti si sono prodotti in una sorta di elegia della bellezza in quanto tale, una forzatura didascalica che non ha convinto nessuno, sia perché di bello c’era poco o nulla (mancavano pure i fiori, come l’avranno presa a Sanremo?), sia perché la realtà è ben diversa da quella auto-assolutoria contenuta nel monologo di Crozza, come ben descritto anche da Massimo Mantellini nel suo blog.

Collegare poi la manifestazione canora (e anche sul livello delle canzoni stendiamo un velo pietoso) alle celebrazioni per i sessant’anni della RAI ha dato l’alibi a Fazio per esibirsi in uno dei suoi ben noti revival vintage, quelli da fine secolo, come se non ci fosse un domani. E forse non ci sarà. Abbiamo ritrovato personaggi che sono ancora in auge con la loro fiction sempre uguale a se stessa, oppure che avevamo risposto nel cassetto della memoria, o che addirittura non credevamo fossero ancora vivi. D’altronde, non ho scritto io stesso di come la televisione sia oramai un media derivativo e incapace di produrre contenuti nuovi? Il momento più “vivo” è stato quello del flash mob in platea, sarà un caso?

Se Renzi lascia interdetti utilizzando persone nuove con dinamiche vecchie, che dire di questo carrozzone che non cambia mai? Ci rappresenta ancora?

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