Spike Jonze e la critica all’umanità 1

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L’ultimo film di Spike Jonze, “Her”, ha suscitato un interessante dibattito che ha travalicato i confini della critica cinematografica. I motivi sono presto detti: oltre ad una sceneggiatura accattivante e ben scritta, aldilà di quel che ne pensa Christian Raimo, si tratta di una delle prime pellicole che dietro ad una sottilissima patina distopica ci presenta un futuro che non sembra né remoto, né tantomeno irrealizzabile. Come ho già avuto modo di affermare all’interno del mio ebook, gli Anni Zero hanno segnato la fine della fantascienza classica e l’ascesa di un cosiddetto futuro “futuribile”: una tecnologia meno visibile e superficialmente “invasiva”, ma che alla resa dei conti risulta più influenzante nei nostri rapporti e comportamenti. “Lei” ne è un fulgido esempio, con degli esiti che vanno però ben oltre la ricorrente critica tecnologica.

LA TRAMA – In un futuro tecnologicamente non molto remoto, Theodore (Joaquin Phoenix) svolge un lavoro anacronistico: scrive lettere personali per altri, ed è piuttosto apprezzato nella sua professione. Non altrettanto proficua è la sua vita personale: separato dalla moglie, che spinge da tempo per formalizzare il divorzio, l’uomo rifiuta di accettare il fallimento del loro matrimonio, e di somatizzare la parte di colpa che gli spetta, quella di non essere riuscito a coltivare il rapporto di coppia. Incapace di rifarsi una vita, Theodore decise di acquistare un nuovo e promettente sistema operativo dotato di intelligenza artificiale, in grado di apprendere ed evolversi emotivamente come un essere umano. Samantha (la voce di Scarlett Johansson, in Italia la pessima Micaela Ramazzotti) entrerà, con la sua voce, nella vita di Theodore, e la cambierà.

LO SPUNTO – La tecnologia è in grado di surrogare la nostra innata esigenza di relazione? Sembra essere questa la vera domanda che fa da preludio allo scopo del film. La campagna-stampa è stata, come prevedibile, assai equivoca, dipingendo l’opera di Jonze come l’ennesimo monito contro lo strapotere dei dispositivi sulle nostre esistenze. Trattandosi oltretutto di una pellicola del 2014, “Her” attinge ad un immaginario tecnologico più affine alla nostra realtà. Le persone indossano auricolari e gestiscono quasi tutto mediante comandi vocali, gli eredi degli smartphone, dei piccoli quadernini, entrano in gioco soltanto quando c’è da vedere foto e video. Tutto molto più low profile rispetto a classici visionari come Tron o Matrix.

LE INGENUITA’“Her” non manca di difetti e limiti, ovviamente. Il più evidente sembra essere la fin troppo innaturale naturalezza con la quale gli amici di Theodore accettano la presenza di Samantha come sua compagna di vita, anche durante i momenti d’incontro. Questa gestione derubrica a ordinario qualcosa che dovrebbe essere estremo e rivoluzionario (una relazione tra un essere umano ed un’intelligenza artificiale), eliminando una possibile e interessante linea narrativa, ovvero il problema, per i due, di far accettare il loro rapporto di coppia. Altra nota stonata riguarda i rapporti “sessuali” che i due hanno, sui quali il regista indugia forse troppo, rendendoli alquanto grotteschi.

LA TESI – Cosa vuole comunicarci questo film? Non vuole dirci che la tecnologia ci sta rendendo più stupidi, ma pone l’accento su quelli che sono limiti puramente umani, che finiscono per avere un effetto anche sulla fruizione della tecnologia. L’impressione è che “Her” ci faccia capire che siamo diventati così a prescindere dal contesto tecnologico, e che sia il nostro status a farci vivere male l’utilizzo di queste piattaforme di comunicazione e interazione. Il focus è infatti l’incapacità di Theodore di gestire dei rapporti: dapprima quello matrimoniale, poi quello con Samantha. La svolta negativa nella relazione con il Sistema Operativo avviene quando lei prende l’iniziativa di completare la loro intimità inserendo un’altra donna umana. Anche in quel caso è Theodore a creare la criticità, provando un comprensibile, perché umano, imbarazzo ad avere un rapporto sessuale con un’estranea. Le distanze tra i due si amplificano quando lei inizia a frequentare altre AI, che trova appaganti, e quando l’uomo scopre di non essere l’unico individuo con il quale Samantha parla: date le sue illimitate capacità di calcolo, è infatti in grado di sostenere migliaia conversazioni contemporanee. Anche in questo caso, come con la moglie, è Samantha a mollare Theodore, e non è casuale la scena di chiusura della pellicola, con l’uomo e l’amica Amy che si ritrovano sperduti sul terrazzo, a guardare nel vuoto delle loro vite relazionali.

Il messaggio sembra chiaro: torniamo a mettere al centro l’uomo, i suoi pensieri, le sue relazioni. La tecnologia da costruirgli attorno sarà meglio calibrata, e non si occuperà soltanto di surrogare, creandogli minor disagio.

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