Transcendence, nulla di trascendentale

TRANSCENDENCE

E’ un periodo piuttosto fertile, per la fantascienza antropologica, quella nicchia cinematografica (ma non solo) che si occupa di rappresentare temi legati al rapporto tra uomo e tecnologia, in chiave futuristica ma non troppo. Dopo il clamoroso successo, da me analizzato, di Her di Spike Jonze, ecco giungere al botteghino un’altra pellicola che a prima vista sembra inviare un monito allo spettatore. E’ tutto oro, quel che luccica dietro le illimitate possibilità della tecnologia?

Transcendence, diretto dall’esordiente Wally Pfister, potrebbe essere l’ennesimo film sull’intelligenza artificiale, se non fosse che in questo caso l’ipotesi che dà spunto alla trama è ben più suggestiva: e se riuscissimo a caricare (letteralmente, a fare l’upload) i nostri pensieri e ricordi su di un potente elaboratore? E’ quel che accade a Will Caster, scienziato e tecnologo interpretato da Johnny Depp, che viene ferito a morte da un gruppo di terroristi che avversano queste estremizzazioni. Poco prima di morire, la moglie Evelyn (Rebecca Hall) riesce a caricare il prodotto intellettivo del suo cervello su un potente CED, per poi metterlo online su Internet.

Da quel momento Will, o perlomeno la sua versione telematica (la nostra essenza può restare immutata, se cambia la nostra fisicità?), inizia ad “espandersi” nella Rete, raccogliendo fondi per costruire un’enorme base informatica ad energia solare nel deserto, sede da cui parte il suo desiderio di raggiungere la “trascendenza”, ovvero di andare al di là della moltitudine cognitiva, inglobando tutto sotto una singolarità macroscopica e annullante dell’individualità. Resosi conto del pericolo, il suo vecchio mentore Joseph Tagger (Morgan Freeman) si allea con i federali e con gli stessi terroristi per fermarlo.

PERCHE’ VEDERLO – Gli spunti sono buoni, ottimi. La figura di Will che aiuta gli invalidi a guarire, collegandoli alla propria Rete e potenziandoli, e in realtà soggiogandoli alla sua volontà, assomiglia molto al Web che ci dà innumerevoli possibilità, pur chiedendoci in cambio i nostri dati, comportamenti e preferenze, permettendogli di darci suggerimenti mirati e, quindi, di controllarci. E’ comunque raffinato dipingere Will come qualcuno che, nonostante gli enormi poteri in possesso, non voglia essere il classico “cattivo” che distrugge il mondo. Egli è solo un accentratore, globalizzato.

PERCHE’ NON VEDERLO – La riflessione su quale sia la soglia da non superare è reale, ma la scrittura della sceneggiatura è piuttosto piatta e banale. Il film si dipana noioso, il ruolo interpretato da Freeman appare piuttosto inutile, abbozzato anche il ruolo dei terroristi, ingenua la facilità con cui certe alleanze “a rischio” vengano stipulate al volo. Il finale “mistico” è quanto di più deludente vi possa essere in una pellicola del genere.

IN CONCLUSIONETranscendence è il classico film del “vorrei ma non posso”. Dietro ottime premesse e alcune citazioni notevoli, esso palesa dei limiti nel formulare sviluppi narrativi con il regista che cerca sempre di trovare una soluzione alternativa. Mancandola.

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