Kindle Unlimited, la vittoria delle piattaforme? 1

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Dopo Spotify e gli altri, venne pure il turno di Amazon. La guerra tra editori e service provider, che negli anni ha già vissuto numerose battaglie, si arricchisce di un altro passo importante, per alcuni forse decisivo, nell’ottica della disintermediazione nell’industria d’intrattenimento. Si può però parlare di un vantaggio per l’utente, quando si cade dalla padella delle case editrici alla brace della multinazionale guidata da Jeff Bezos?

Si chiama Kindle Unlimited, ed è il nuovo servizio in abbonamento che sta debuttando negli Stati Uniti per tutti i clienti che utilizzano l’ebook reader di Amazon. Al costo fisso di 9,99 dollari al mese, mette a disposizione dell’utente una libreria di ebook e audio-libri di cui fruire liberamente. Non si tratta di una novità in senso assoluto, per il mondo dei libri (di Spotify ho già scritto in passato), visto che servizi del genere vengono già offerti da player come Mofibo, Scribd o Oysrer, da qualche tempo a questa parte. Solo che Amazon non è un player qualsiasi, come dimensioni dello store e come numero di clienti.

La scelta di Amazon – E’ perfettamente comprensibile il motivo per cui il leader mondiale dell’e-commerce (non soltanto librario) sta andando in questa direzione. I dati di vendita sono sempre molto lusinghieri ed in crescita, ma poter contare su degli abbonati fissi è un’altra cosa, agli occhi di investitori, azionisti e inserzionisti. L’azienda di Bezos conta già degli abbonati nel settore B2B (pensate a servizi come AWS), ma poter fidelizzare anche nel retail rappresenterebbe un caposaldo di ben altro peso. Questo perché permetterebbe ad Amazon di svincolarsi dall’appeal dei singoli prodotti (gli ebook) per generare revenue. Il prodotto diventa il servizio.

Editori e autori, cui prodest? – Chi sembra uscirne male sono i professionisti del settore. Da un lato gli editori, stritolati tra la scelta di non aderire al programma Unlimited, con il rischio di abbassare di molto le potenziali vendite e la visibilità dei propri libri, e la difficoltà nello spuntare royalties non irrisorie, soprattutto se parliamo di entità esterne al “grande giro”. E gli autori? Anche per chi decide di autopubblicarsi tramite Kindle Direct Publishing vale il dubbio su una perdita di leva nelle percentuali sulle vendite, e la possibilità di essere pagati soltanto dopo che il lettore ha superato il 10% dell’opera appare più una beffa che un incentivo a catturare l’attenzione dei lettori.

Dalla parte del lettore? – Sembrerebbe che l’unico ad avere solo vantaggi sia il lettore, dunque. Eppure, nella sua attuale formulazione (vedremo se e come arriverà in Italia), Kindle Unlimited appare conveniente soltanto per i lettori forti, gente da 3-4 libri al mese. L’attuale dimensione dello store (600000 titoli) è in realtà abbastanza esigua rispetto alle potenzialità, e composta quasi solo da autori Amazon, mentre sono pochi i titoli di best-seller. Senza contare, poi, che se un utente non dovesse più rinnovare l’abbonamento, gli ebook non sarebbero più disponibili sul suo device. Ecco che la disintermediazione assume il duplice significato di rompere ogni vincolo di proprietà con il proprio acquisto. Si compra il servizio che mette a disposizione l’ebook per la lettura, non una copia dell’ebook stesso. Come il prestito di un libro in una biblioteca, quindi, soltanto che la tessera costerebbe assai meno…

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