Cartier-Bresson, cogliere un attimo 1

Henri Cartier-Bresson

L’inizio dell’autunno porta con se, tra le varie cose, l’apertura della stagione museale, con l’avvio di numerose mostre che si protrarranno fino ad inizio 2015. Anche Roma la fa da padrone, e quest’anno schiera una serie di retrospettive imperdibili, tra cui quella dedicata Henri Cartier-Bresson, attualmente in sede di svolgimento nell’area museale dell’Ara Pacis.

Sebbene sia allestita in uno spazio espositivo discutibile, come la maggior parte dei complessi capitolini, questa retrospettiva merita di sicuro una visita. Cartier-Bresson è stato uno dei più grandi fotografi del Novecento, grazie alla sua longevità (è morto nel 2004 a novantasei anni) ha potuto attraversare e narrare tutto il secolo attraverso le sue immagini, evolvendo tecnica, stile e gusto con il passare dei decenni. Uno dei meriti di questa mostra è di non trascurare nulla della carriera del fotografo, evitando nella scelta delle opere di uniformare Cartier-Bresson all’immagine pubblica con cui è più noto, quella del narratore di istanti.

La mostra è piuttosto estesa, occupa due ore abbondanti di visita, ma permette di conoscere questo importante personaggio a 360 gradi. Henri Cartier-Bresson è stato sia artista che reporter, tra gli storici fondatori dell’Agenzia Magnum, promotore di un bianco e nero (non ha mai amato, pur usandolo, il colore) che potesse trasportare un’emozione, ha raccontato guerre ed eventi storici puntando l’occhio sempre verso le cause e gli effetti sociali, verso la gente comune, perlopiù emarginata. Aveva la profondità e la pazienza di chi sapeva aspettare ore prima di scattare una fotografia, e l’abilità di chi riusciva a cogliere un attimo, spesso irripetibile.

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