Attacco alla Rete

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Due notizie hanno scosso il panorama mediatico della scorsa settimana, ed entrambe hanno a che fare con dei vecchi attori (e processi) che cercano di “gestire” degli aspetti dei nuovi leader del settore che li stanno inesorabilmente rendendo obsoleti e inadeguati. Inutile dire come questi tentativi di contrasto creino una toppa ancor più grande in una nave (l’editoria “tradizionale”) che fa oramai acqua da tutte le parti.

La prima notizia ha riguardato l’annuncio, da parte di Google, della chiusura della sezione News spagnola. Si tratta dell’ennesimo capitolo di una forte contrapposizione che vede come protagonisti il colosso del Web americano e quasi tutti i paesi membri della UE: ricordiamo infatti altre vicende simili avvenute in Francia e in Germania, e la questione del diritto all’oblio.

La mossa di Big G è preventiva contro la prossima approvazione del cosiddetto Canon AEDE, una nuova legge iberica che obbligherà gli aggregatori di notizie a pagare un contributo ai produttori di contenuti anche solo per pubblicare un’anteprima (snippet) e il relativo link alla fonte. Si tratta di un evidente gioco delle posizioni che ha scatenato polemiche, gli stessi editori spagnoli, la cui lobby ha molto spinto per questa legge, lamentano di come la dominanza nel settore di Google li renderebbe obbligati a non interrompere quel che a tutti gli effetti può essere ascritto a pubblico servizio.

Il timore è noto. La maggior parte dei giornali online deve una gran fetta del proprio traffico (e quindi dei ricavi dovuti alla pubblicità) a Google News. Quando un gruppo di testate tedesche, per motivazioni simili a quelle spagnole, chiese di essere esclusa dal servizio, i siti coinvolti persero circa il 40% delle visite e furono costretti a fare retromarcia sulla propria decisione. L’intento degli editori (anche quelli italiani, come preannunciato dal presidente della FIEG Maurizio Costa in un’intervista a La Stampa) è quello di avere la botte piena e la moglie ubriaca: mantenere il servizio Google News attivo, ma chiedere a Google (e agli aggregatori minori) di pagare per i link.

Ci sono un paio di controindicazioni, però: la prima è meramente commerciale, Google non ricava nulla per la sezione News, lì non espone pubblicità, sebbene parte dei risultati News possano comunque contribuire alla ricerca principale. Per Big G, quindi, la soluzione sognata dagli editori non è semplicemente sostenibile, e siccome si tratta di un’azienda privata-capitalista-americana-multinazionale, semplicemente non potrà accettarla. La seconda è più profonda, e attiene ad alcuni dei principi fondativi del World Wide Web, quelli di Tim Berners-Lee, per intenderci. Come ben scritto da Fabio Chiusi, il link è l’essenza di Internet. Di più, il link è il vincolo essenziale della pluralità, della spontaneità, della libertà di espressione attraverso la Rete. Tassare il link equivale a filtrare e, infine, censurare l’informazione, un atto che dovrebbe essere opposto ai reali interessi dell’editoria, che appare invece come un morente che si aggrappa a qualsiasi rimedio per non decedere.

Sempre di diritto in Rete tratta la seconda notizia, tutta italiana stavolta, che vede protagonista l’AGCOM. Nonostante tutte le buone promesse fatte, pare che i primi provvedimenti di rimozione per motivi di copyright stiano lasciando il segno, nel senso di eliminare interi blog e forum. La cosa è più preoccupante perché erano state date chiare indicazioni sia sul tutelare queste forme comunicative, che prevedono per loro natura la citazione e il link, sia perché era prevista la richiesta di rimozione delle sole parti “incriminate”, mentre si sta assistendo ad un’ecatombe di siti. Cercherò di rimanere aggiornato su questo tema che è in rapida evoluzione. L’eccesso di regolamentazione, oppure la creazione di regole “sbagliate”, può far saltare il banco. E su quel banco c’è la libertà di espressione (presente e futura) di tutti.

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