Rockwell e l’immaginario collettivo

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Se non l’avete già fatto, come me, andate a vedervi la mostra “American Chronicles: The art of Norman Rockwell”, ospitata fino all’8 Febbraio a Palazzo Sciarra, dalla Fondazione Roma Museo. Si tratta di un’esposizione piuttosto esaustiva dell’opera del pittore ma soprattutto illustratore statunitense, che ha lasciato più di un’impronta sull’iconografia americana del Novecento.

Andate, e tuffatevi sulle lunghe pareti dove sono state appese TUTTE le sue copertine del Saturday Evening Post, settimanale di cultura e costume con il quale Rockwell ha collaborato per ben 47 anni. Scorrendole, oltre all’evoluzione dello stile dell’artista, potrete respirare la storia di un secolo che è indiscutibilmente stato segnato dalla cultura egemone, ma includente, a stelle e strisce. L’immaginario collettivo americano è dunque un po’ anche il nostro, e certe immagini della famiglia americana a tavola negli anni Cinquanta-Sessanta non ci sono affatto estranee.

Norman Rockwell ha narrato il Paese con un tratto pulito ed uno sguardo ingenuo, quell’approccio che i maliziosi definirebbero buonismo, ma ha poi saputo sorprendere ed emozionare l’opinione pubblica con due-tre opere che nella mostra vengono presentate alla fine del percorso, tra le quali spicca su tutte “The Problem We All Live With”.

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