Diritto all’oblio, soluzione pilatesca?

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Il braccio di ferro tra UE e Google sul tema del diritto all’oblio sta generando un epilogo atteso, ma inquietante. Il consiglio dei saggi riunito da Big G si è espresso, si fa per dire, indicando punti di vista variegati e, di fatto, non proponendo una soluzione univoca. Si profila pertanto un futuro dove i risultati tra la versione americana ed europea del celebre motore di ricerca saranno molto diversi tra di loro. Con tutto quel che ne consegue.

Un problema di filosofia – La diatriba è stata generata da una sentenza della corte europea che ha esplicitato una differenza di approccio tra il mondo a stelle e strisce e quello del Vecchio Continente. Mentre per gli americani la libertà di espressione è preminente, per gli europei lo è il diritto alla privacy. Questa differenza di visioni giuridiche è stata esacerbata dai rapporti già non buoni tra il gigante di Mountain View e i burocrati di Bruxelles, soprattutto per la questione dell’elusione delle tasse.

I saggi – Cos’hanno condiviso gli esperti convocati da Google per un tour di riunioni nelle principali capitali europee? Ben poco, mi pare di capire. La relazione finale è un po’ un prendere atto di alcune verità incontrovertibili:

  • L’Unione Europea ha indicato una esigenza (quella del diritto all’oblio, per l’appunto), ha accennato superficialmente a dei vincoli per la sua messa in atto (che i dati de-indicizzati non siano più rilevanti per la società), ma NON ha indicato con chiarezza un Ente con l’onere di decidere l’esito delle singole istanze.
  • In assenza di un Ente, sarà l’azienda stessa, esecutrice materiale della de-indicizzazione, a vagliare le istanze, caso per caso.
  • L’istanza è valida solo per il perimetro della UE, quindi per tutte le estensioni locali di Google. Negli States e nel resto del mondo le stesse pagine non verranno de-indicizzate.

Come vedete, un bel pastrocchio. Molti saggi non sono neanche completamente d’accordo su queste tre proposizioni, basti pensare a Jimbo Wales di Wikipedia. Per la UE è molto facile dare delle linee-guida e poi lavarsene le mani, come Ponzio Pilato. Google, aldilà di prendersi un preoccupante e distopico potere di censura che lo avvicina a certa recente letteratura, continuerà ad avere una bella gatta da pelare in casa, e a fornire un servizio sempre meno esaustivo, se le richieste di de-indicizzazione aumenteranno come credo. Le conseguenze le pagheranno gli utenti.

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