L’ebook è un bene o un servizio?

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La domanda che vedete nel titolo è tutt’altro che banale, e non assomiglia neanche a quei temi della cultura digitale che potremmo definire affini alla filosofia, ovvero con scarsi impatti pratici.

La risposta alla domanda che vedete nel titolo, se mai ve ne sarà una univoca, potrebbe in realtà determinare il futuro e i rapporti di forza nel mondo dell’editoria.

L’ebook è un bene o un servizio? Per prima cosa dovremmo cercare di definire cosa comunemente s’intende per bene e per servizio.

Un bene è un oggetto disponibile in quantità limitata, idoneo a soddisfare un bisogno. Questa definizione enciclopedica sottolinea l’aspetto “fisico” e non riproducibile del prodotto, lo mercifica nel senso più positivo del termine. Se parlassimo ancora di carta, non ci sarebbero dubbi: il libro è un oggetto, un prodotto, un bene. Ma gli ebook? La versione digitale di un romanzo può essere riprodotta in un numero di copie, ma non si tratta di quantità limitate. Un ebook non può essere esaurito, per dire.

Anche un servizio è a grandi linee un bene, la differenza è che non può essere posseduto perché la produzione e il consumo coincidono temporalmente. Un ebook è un servizio? Pensate ad Amazon: una volta acquistato, l’ebook è sempre disponibile per l’utente. Anche se perdete o rompete il vostro Kindle. A me è successo, ne ho acquistato un altro, ed è bastato riaccedere con il mio account per sincronizzare l’intera mia libreria. Sarebbe stato possibile con un libro? No.

Come potete vedere, ci sono sufficienti argomentazioni per entrambe le teorie, e non finiscono qui, visto che qualcuno potrebbe obiettare che la rivoluzione digitale ha rappresentato un punto di convergenza tra retailer e service provider. Pensate (di nuovo) ad Amazon o anche ad Apple, ad esempio: vendono il prodotto (Kindle o iPad che sia), ma sono anche responsabili del servizio (store) che alimenta i contenuti digitali sui device. Chi sono i grandi esclusi da questa nuova catena di erogazione? Gli editori, ovviamente, i “martiri” nell’era della disintermediazione, relegati ad un ruolo (sempre più esile) di selettori e impacchettatori, e sempre più stritolati da una penalizzante politica di revenue delle piattaforme suddette.

Cosa può salvare gli editori da un destino ineluttabile? Un ottimista risponderebbe “la capacità di riconvertirsi”, un realista replicherebbe “lobby politiche”. In questo senso interpreto le indicazioni date dalla Corte UE sui casi di Francia e Lussemburgo, Paesi “rei” di aver introdotto l’IVA agevolata sugli ebook. I vertici europei hanno dato un chiaro messaggio: l’ebook è un servizio perché “necessita di un supporto fisico per essere letto, come per esempio un computer, ma questo supporto non è fornito insieme al libro elettronico,” e aggiunge “solo il supporto fisico che consente la lettura di un e-book può essere considerato come un bene, ma questo supporto fisico è assente nelle forniture di libri elettronici”.

Una ciambella di salvataggio per gli editori, che potranno continuare a respirare un po’ grazie alla carta? Ho più di un sospetto al riguardo. L’UE passa oltre il dualismo tra prodotto digitale e culturale, come un carro armato. Resta da vedere quale sarà la mossa degli Amazon di turno, ovvero se sussiste un reale interesse commerciale allo sgravio. In fondo pagano i lettori, e se continuano a pagare…però questo tipo di sentenze potrebbero essere una leva definitiva verso servizi (questi sì) come Kindle Unlimited. Un altro braccio di ferro tra piattaforme ed editori, quindi…

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