Una vista distaccata e disillusa

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Massimo Mantellini è tra i più noti commentatori di Internet e dei suoi sviluppi in Italia, in parte per la sagacia dei suoi scritti, in parte per il suo essere un pioniere della scena nostrana, come certifica la sua collaborazione ventennale con il celebre Punto Informatico.

Il blog del giornalista esiste da ben tredici anni, ed è un pensatoio ragionato sui principali temi della Rete, con qualche divagazione socio-politica. L’autore ama trattare gli argomenti con competenza unita a quel vago distacco tipico di chi ne ha viste di cotte e di crude e sa che non si sorprenderà più. Forse perché non è (più) in grado di sorprendersi.

“La vista da qui. Appunti per un’Internet italiana”, edito da Minimum Fax, è un saggio che stilisticamente assomiglia molto ad un blog arricchito. Mantellini recupera i principali temi legati alla cultura digitale (tra gli altri politica, rapporto carta/ebook, giornalismo in Rete, ecc…) e cerca di darne la sua interpretazione, che quasi sempre va a pescare nel contraddittorio di un Paese che non vuole crescere.

L’autore critica i tecno-scettici perché paventano una Rete “pericolosa” non focalizzandosi sui reali pericoli, ma soltanto su quelli che demoliscono le attuali rendite di posizione, di cui la maggior parte di loro gode. D’altro canto, nell’annosa polemica tra entusiasti e conservatori, Mantellini preferisce glissare nel dare un reale giudizio sui primi, passando a rimbrottare aspramente i secondi e ad auspicare un mantenimento non degradante dell’attuale Internet.

“Dovessi dire a cosa serve internet oggi, prima di ogni altra cosa direi che serve a ricongiungere i pensieri. I propri con quelli di altre persone. Essere in rete fonda una comunità di intenti, una federazione sentimentale per affrontare gli eventi delle nostre vite.”

“La vista da qui” è un libro molto piacevole da leggere, sufficientemente ricco di aneddotica (italiana e non solo), non dedicato ad un pubblico di neofiti della cultura digitale, ma neanche troppo ostico nell’approccio. I riferimenti bibliografici sono quasi tutti ai classici contemporanei (Carr, Jurgensson, Pariser…) che per chiunque abbia già masticato le tematiche appaiono anche un po’ scontati.

Mantellini non solo non ha la soluzione in tasca ai problemi e agli atavici ritardi italiani, cosa di per se legittima, ma sembra anche chiamarsene fuori con il fare di chi, raggiunta la piena consapevolezza di un problema, guarda dal proprio piedistallo gli altri che si arrabattano frenetici.

Prima o poi ce la faranno, certo. Ma sarebbe meglio prima.

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