Verità giornalistica cercasi

mattino5-rom

Durante questa settimana sono accaduti un paio di episodi che mi hanno nuovamente sconfortato dopo l’entusiasmo post-festival di Perugia.

La prima è la vicenda di Mattino 5, con la giovane rom che ha confessato di essere stata pagata dalla giornalista per dichiarare di guadagnare 1000 euro al giorno rubando.

La seconda è la campagna mediatica “anti-choosy” montata a valle di un articolo del Corriere sui numerosi giovani che starebbero rifiutando offerte di lavoro nel contesto del prossimo Expo 2015 di Milano. Articolo (e relativa paternale video di Aldo Grasso) che è stato smontato da alcune contro-inchieste (potete leggere sul tema Valigia Blu, Giornalettismo e Alessandro Gilioli, oltre al commento personale di Francesca Minonne).

Qui siamo di fronte a due ordini di problemi: nel primo caso, si cerca di creare una falsa notizia, ricorrendo anche ad una evidente disonestà di pensiero, per poter fare il titolo e servire un assist al proprio ospite in studio (Matteo Salvini). Non è un problema di fonti non verificate, stavolta.

Il secondo caso è più subdolo, e appartiene a pieno diritto a quel modo di fare giornalismo a tesi, prendendo in considerazione solo dei fatti parziali, quelli che sono utili per dimostrare le proprie tesi, appunto.

Mentre il primo caso è becero, e in fondo più raro, il secondo è assai frequente, e colpisce trasversalmente tutte le testate, anche (e forse più) quelle che si vantano di essere ancora tra le poche a non essere asservite al potente di turno e di fare il vero giornalismo.

Poi venitemi a dire che il problema del giornalismo è Internet.

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