Il mistero del falco

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Ve l’ho già scritto qualche tempo fa, questo film rappresenta per la critica il vero esordio cinematografico del genere noir. I motivi risiedono in una congiuntura stilistica e temporale che ha trovato il suo acme nella pellicola diretta da John Huston.

L’eredità letteraria. Dashiell Hammett ha scritto pochissimi romanzi, per poi dedicarsi all’attivismo politico. La sua era una giallistica poco incline alla pure meccanica del delitto, e molto orientata all’analisi psicologica delle anime turbate che li commettono. Rappresentò un’ispirazione per una generazione, a cominciare da Raymond Chandler. Il falcone maltese aveva già avuto un paio di adattamenti cinematografici nel 1931 e nel 1936, ma fu con Il mistero del falco a trovare l’immortalità.

Budget limitato. Huston preparò una sceneggiatura molto fedele ad Hammett, e ricevette anche l’incarico di dirigere il film, con pochissimi fondi. Gli Stati Uniti stavano entrando nella Seconda Guerra Mondiale, e le risorse limitate sarebbero divenute un leit-motiv per l’intero decennio. Il regista decise quindi di girare tutto in interni (splendida la fotografia di Arthur Edeson, che gioca con luci e ombre dello studio di Spade), puntando meno sull’azione e più sui dialoghi e le introspezioni psicologiche, aiutato da un montaggio serrato e incalzante. I pochi soldi a disposizione lo convincono ad utilizzare un cast privo di star di primo livello, lanciando il non più giovane Humphrey Bogart.

Il detective perfetto. Bogie fornisce un’interpretazione memorabile di Sam Spade, investigatore scaltro, ironico e dai metodi spicci, ma dalla morale non in vendita. Reduce da un decennio in cui era rimasto invischiato nei gangster movie, l’attore segna la distanza del genere noir dagli Anni Trenta delineando un protagonista disilluso, psicologicamente violento, subdolamente maschilista, ma che al tempo stesso riesce a chiudere romanticamente il film citando Shakespeare. Spade entra nell’immaginario collettivo, con il suo impermeabile, la sigaretta all’angolo della bocca, il sorriso sardonico e a denti stretti. Farà il paio con un altro grande personaggio noir interpretato da Bogart, Philip Marlowe, che mostrerà la stesse caratteristiche.

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