Roma fa schifo?

marino-sindaco-roma

Esco da questa pausa del blog, dovuta più che altro a numerosi impegni lavorativi e personali, per scrivere qualche pensiero sulla questione del degrado e dei disservizi dei trasporti di Roma, la mia città. Ieri il pezzo di Christian Raimo su Internazionale ha riassunto gran parte delle idee che mi sono fatto su questa vicenda, soprattutto dal punto di vista mediatico.

Aggiungo soltanto alcune riflessioni sul confine sempre più ambiguo tra citizen journalism e media mainstream, mai così evidente come in questa vicenda. L’azione ossessiva di progetti editoriali spacciati come spontanei, collettivi e “dal basso”, ma in realtà aventi alle spalle una chiara espressione imprenditoriale e politica (potete leggere qui alcuni fatti riguardanti l’ormai celebre blog che porta lo stesso nome di questo post) ha in tutti i sensi “degradato” il tema della discussione. Si parla della carta per terra e della buca aperta da tre anni, ma non si fa un’analisi per capirne i motivi. E’ una Roma superficiale, raccontata per immagini, che indigna e scandalizza, ma che non trova alcuna soluzione nella propria esposizione, se non quella di mandare via il sindaco Ignazio Marino, i vertici delle municipalizzate, tutti.

Nessuno approfondisce i reali motivi di questo assurdo mese di luglio per il (dis)servizio ATAC, assurdo persino per l’azienda dei trasporti più disastrata d’Italia, come ha ben scritto Loredana Lipperini. Nessuno approfondisce perché Roma è sempre più sporca, perché le buche per le strade non vengono riparate, perché cadono gli alberi e nessuno li rimuove (Villa Pamphili, dove corro abitualmente), perché in generale non c’è manutenzione. Si fa la foto e si urla “Marino dimettiti!”

Il problema è che gli stessi quotidiani nazionali (Corriere, Repubblica) e locali (Messaggero) si sono allineati su questo (non)giornalismo disintermediato. I pezzi di Rizzo e Stella ricalcano il canovaccio stile “La Casta” che ha portato fama e gloria alle due vie firme di via Solferino; si parla alla pancia della gente, si gettano numeri alla rinfusa, si punta il dito contro un malcostume generalizzato e storicizzato, ma non si fa nulla per distinguere chi, pur con le sue lacune amministrative e comunicative, sta cercando di ripulirlo. Non vale la pena, soprattutto se si tratta di un sindaco che si è fatto terra bruciata attorno, sia per il malaffare che sta cercando di rimuovere, sia per un problema di ferri corti con il partito che l’ha sostenuto alle elezioni. La foto dell’uomo che defeca alla stazione Termini non racconta i motivi, ma trasmette solo l’effetto. Tutto nel calderone, s’invocano commissariamento e privatizzazione come se fossero il nuovo mantra per ottenere il decoro, perché il Giubileo è alle porte. Poi, se i problemi di fondo restano, che importa?

“Inviate le vostre foto di degrado e disagio”, così i giornali coinvolgono i lettori. Qual è la differenza con quel famoso blog, citato anche dal New York Times? Nessuna. E il giornalismo getta la spugna a favore dello storytelling, magari anche ben articolato grazie a qualche pezzo da novanta.

Leave a Reply