The Lobster

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Ho sempre amato il genere distopico, sia letterario che cinematografico, dovreste saperlo. Quand’ho scoperto, per caso, che un nuovo esemplare del genere era in uscita, non ho potuto esimermi dall’andare a vederlo. Non è stato facilissimo trovarlo, visto che dopo pochi giorni dall’uscita ufficiale (14 Ottobre) era già sparito dalla programmazione romana, per poi riapparire in una manciata di sale. Per fortuna.

Cos’è The Lobster è il nuovo film di Yorgos Lanthimos, il primo con un cast internazionale, premiato dalla giuria dell’ultimo Festival di Cannes. Il regista greco si cimenta con una storia originale, da lui co-sceneggiata, che presenta i tratti dell’assurdo e del grottesco, immaginando una società nella quale alle persone non è concesso di vivere da sole, ovvero di essere single. In questa dittatura delle coppie, chi non si allinea, ovvero chi non si sposa mai, ma anche chi divorzia oppure resta vedovo, viene deportato in un hotel nel quale ha 45 giorni di tempo per trovare una compagna.

Scaduti questi termini, chi non riesce ad accoppiarsi viene trasformato in un animale, uno a sua scelta, una delle tante metafore presenti nella pellicola. Gli ospiti dell’hotel hanno la possibilità di prolungare la permanenza catturando, in apposite sessioni di caccia, i “solitari”, un gruppo di individui che si sono ribellati a questa procedura, rifugiandosi nel bosco.

Com’è – Lanthimos mette insieme un lungometraggio dove la violenza è sia psicologica che fisica, sia reale che normalizzata (luce naturale, attori non truccati) dall’indifferenza. Anche i momenti più drammatici emergono attutiti dall’approccio surreale suscitato verso uno spettatore incredulo. Nulla esprime “sanità” e “libertà” in The Lobster, a differenza di altre opere del genere anche gli antagonisti, i “solitari”, adottano un regime a loro volta totalitario ed escludente, che non ammette gli accoppiamenti tra le persone.

Anche la vicenda del protagonista, interpretato da un ottimo Colin Farrell, denuncia un imprinting malato della società sull’individuo. Il personaggio di David, infatti, è ossessionato dal trovare almeno un punto in comune con la papabile compagna, come se quella fosse la chiave, assieme a rituali di accoppiamento ridicoli e grotteschi, per raggiungere la felicità e completezza. Questo modo di pensare non lo abbandonerà neanche quando, incredibilmente, gli capiterà d’innamorarsi in maniera “naturale”.

Perché vederlo The Lobster è una feroce critica alla società contemporanea, ricca di stereotipi e contrapposizioni. I single e le coppie vivono in mondi separati, su binari che non s’incrociano mai, con rituali orchestrati e ripetitivi. Lanthimos teorizza come la difficoltà di relazione nell’era moderna sia causata soprattutto da questi stilemi. Non è un caso se la maggior parte dei dialoghi tra gli ospiti dell’hotel siano uno scambio tra offerte, richieste, ragionamenti basati sul comune sentire. C’è chi prova a sedurre puntando esclusivamente sull’abilità sessuale, chi rinuncia ad accoppiarsi perché non ha mai trovato un compagno con i capelli belli come i suoi, c’è chi simula lo stesso disturbo fisico per fare colpo sulla futura partner.

Perché non vederlo – Questo film non è per tutti. Anche se c’è chi ha giudicato la capacità metaforica di Lanthimos “a maglie larghissime”, le immagini forti, i tempi dilatati, i lunghi silenzi, il finale tirato volutamente via potrebbero scoraggiare e infastidire gli spettatori non avvezzi a questo tipo di cinema cinico e dissacrante.

Note tecniche negative per me sono l’accompagnamento musicale, straniante, e una voce narrante ridonante, che è poi quella del personaggio interpretato da Rachel Weisz.

Una battuta“Che animale preferisce, signore? – L’aragosta.”

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