Fuori Tempo Massimo

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Avete presente quando un ciclista va in crisi durante una tappa, viene pesantemente staccato da tutto il resto della carovana e arriva con un pesante ritardo? Dovete sapere che esiste un tempo di soglia che viene concesso, superato il quale l’atleta viene squalificato. Si usa la formula “Fuori Tempo Massimo”, la stessa che Stefano Iannaccone, appassionato di bicicletta e non solo, ha utilizzato per intitolare la sua seconda avventura nel mondo letterario.

La concatenazione di eventi esiste, eccome. Non credete alla favola di chi dice il contrario.” Se c’è una cosa di cui Fabio è sicuro, è questa. Soprattutto quando, all’improvviso, ogni apparente certezza, su cui era sicuro di poter contare, crolla irrimediabilmente, lasciando solo l’intervallo di una vita raccontato alla nipote Lara, l’unica che in qualche modo lo salva dalla terra di mezzo in cui si ritrova.

Da giornalista, Stefano sembra aver coltivato il gusto per l’intreccio, dato che in questo romanzo presenta e approfondisce una pletora di personaggi tutti collegati tra loro, che nello svolgimento della trama piuttosto articolata smentiscono un po l’iniziale investitura di Fabio quale protagonista putativo, l’unico che si racconta in prima persona. Non esistono buoni e cattivi in Fuori Tempo Massimo, tutti quanti hanno i loro pregi e i loro difetti, le debolezze, e una dose variabile di credito o debito con la fortuna.

Il testo dosa sapientemente commedia, farsa, introspezione e dramma, ma anche in quest’ultimo caso lo fa con un’opportuna leggerezza. Sebbene questo non sia un romanzo generazionale in senso stretto, decisamente meno del primo libro di Iannaccone, Andrà tutto bene, l’autore si diverte a fare le pulci a quest’epoca, a vizi e virtù di una generazione di trentenni palesemente in ritardo nei confronti della vita, e che rischiano sempre più di finire Fuori Tempo Massimo.

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