I libri del 2015

L’anno è oramai agli sgoccioli, ed è tempo di bilanci in ogni settore. Le testate serie come Rivista Studio realizzano dei post dove vari scrittori e intellettuali citano i più bei libri editi durante l’anno solare.

Da parte mia, non posso fare altrettanto: di solito leggo pochissime novità editoriali, e quest’anno non ha fatto eccezione. Ho deciso pertanto di dedicare questo pezzo ai libri la cui lettura ho, faticosamente o meno, portato a termine nel corso di un 2015 ricco d’impegni professionali e personali. Libri cartacei o ebook, in egual misura, perché la digitalizzazione non è ancora onnivora, e forse non lo sarà mai. E’ stato difficile trovare del tempo per queste letture, e devo dire grazie esclusivamente all’ATAC, con i suoi ritardi e inefficienze, per questo risultato.

Saggistica

Da sempre, il mio interesse per i saggi si concentra sul tema dell’innovazione digitale. Quest’anno ho avuto modo di leggere l’ultimo lavoro di Massimo Mantellini, intitolato “La vista da qui. Appunti per una internet italiana”, per il quale potete leggere un approfondimento qui.

Mi sono concentrato anche sulla seconda fatica dell’amico Riccardo “Skande” Scandellari, dal titolo “Afferma la tua identità con il Net-Branding”Skande l’ho pure intervistato qui.

Per farsi due risate

La lettura per alcuni è un lavoro, per altri un piacere, per pochi fortunati entrambi. Ad ogni modo, non sempre un testo di qualità deve presumere un’opera d’introspezione e riflessione, e stimolare le corde dell’emotività. Esistono testi brillanti che hanno dalla loro parte la vis comica e brillante, che ti strappano più di un sorriso con battute e situazioni intelligenti, non prive di satira. Quest’anno ho riscoperto due classici, Bar Sport Duemila di Stefano Benni (che mi ha ispirato un pezzo di narrativa) e Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams.

Racconti

Ho sempre amato il racconto come forma narrativa, soprattutto minimalista. Probabilmente senza aver letto Raymond Carver non avrei mai iniziato un progetto come quello di Cronache Urbane. Per questo non poteva mancare dalla mia biblioteca una raccolta come Da dove sto chiamandoDal Salone di Torino, invece, ho portato due raccolte di giovani autori italiani, curate a distanza di dieci anni da Minimum Fax, intitolate La qualità dell’aria e L’età della febbre. E’ curioso notare come alcune “promesse” del primo libro si siano poi realizzate alla grande (pensate a Nicola Lagioia, per esempio). Accadrà anche alla nuova nidiata?

Futuro (?)

Le inquietudini sul sempre più vacillante rapporto tra uomo e tecnologia non trovano spazio soltanto tra le pagine del mio libro, ma anche in due romanzi che mi sono capitati tra le mani qualche mese fa. Se Player One di Ernest Cline, nella sua distopia post-apocalittica, finisce per essere più che una giocosa (e giovanilistica) divagazione, qualche turbamento in più lo suscita Il Cerchio, di Dave Eggers, su cui ho scritto qualche riflessione.

Grandi stranieri

Ci sono autori che amo al punto che la loro intera bibliografia non mi è sufficiente. Ne sono conscio, pertanto centellino le loro opere anno per anno. Uno di questi è Philip Roth, che probabilmente non vincerà mai il Nobel, ma che in Ho sposato un comunista regala una perla tra le meno note. Erano invece molti anni che volevo leggere qualcosa di Kurt Vonnegut, e finalmente sono riuscito a mettere le mani su Mattatoio N.5, opera ironica ma non per questo priva di drammaticità e denuncia contro gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, vissuti sulla pelle dello scrittore. Dovrò leggere altro di Richard Yates, invece, perché Revolutionary Road mi ha colpito come non immaginavo potesse; su Minima&Moralia trovate un parallelo tra Frank Wheeler e quelli della mia generazione.

Emmanuel Carrere è stato votato autore dell’anno dai lettori di Repubblica per la sua nuova opera “Il Regno”, personalmente ho invece voluto concentrarmi sulla sua biografia romanzata di Limonov, veramente interessante. Come tanti, ho “scoperto” postumo John Edward Williams e il suo masterpiece Stoner, un romanzo di una pulizia narrativa difficilmente riscontrabile.

Italiani di classe

Non mancano mai autori italiani nella mia reading list. Quest’anno è toccato a Walter Siti con il pluripremiato Resistere non serve a niente, e a due classici, meravigliosi, come La noia di Alberto Moravia e l’ingiustamente dimenticato Un amore di Dino Buzzati. Vi consiglio di tenere sempre, durante l’anno, una manciata di classici da leggere. C’è sempre da imparare.

Urbanità

Raccontare le città, gli ambienti urbani, è una mia passione, lo avrete capito. Quest’anno, per quanto riguarda la mia Roma, ho avuto il piacere di affrontare la narrazione giornalistica ed episodica di Marco Lodoli in Isole, quella giovanilistica e “maledetta” di Tommaso Giagni in L’estraneo; nell’ambito del torinese il romanzo breve di Mario Capello, intitolato L’appartamento, mentre per Milano (e in particolare per la sua metropolitana) ho apprezzato molto il divertente M.Una metronovela di Stefano Bartezzaghi, di cui ho realizzato una versione romana.

La chicca

Che fascino hanno i libri introvabili? Quelli che non si trovano più nei magazzini delle librerie, dei distributori, persino delle case editrici che li hanno stampati. Quelli troppo vecchi per avere una versione ebook, quelli che non hanno mercato sufficiente a garantirne una ristampa, quelli per cui l’editore è fallito, quelli per cui l’autore ha cambiato editore. Quelli che devi andare a pescare qualche copia in biblioteca, se esiste ancora, per poterli leggere. E’ accaduto con il libro di Beppe Sebaste, Cafè Suisse e altri luoghi di sosta, in cui l’attesa e la lunga ricerca non hanno provocato alcuna delusione. Un romanzo che vi consiglio vivamente, se riuscite a trovarlo.

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