Il ponte delle spie

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Come avete iniziato il vostro 2016? Il mio è iniziato con un bel film, Il ponte delle spie. D’altronde, quando hai Steven Spielberg dietro alla macchina da presa, i fratelli Coen alla sceneggiatura e Tom Hanks come protagonista, è difficile che le cose riescano male.

Cos’èIl ponte delle spie ci porta indietro negli anni, all’epoca della Guerra Fredda (mai dimenticata, e forse mai finita) tra USA e URSS. La spia russa Rudolf Abel viene arrestata a New York e sottoposta a processo. Gli viene assegnato d’ufficio l’avvocato James B. Donovan che, dapprima riluttante, decide di accettare l’ingrato compito e il pubblico disprezzo. Donovan si batte affinché il suo assistito abbia un regolare processo, ma sia il giudice che l’opinione pubblica hanno già emesso la propria sentenza. L’avvocato riesce comunque a ottenere una condanna a trent’anni invece della scontata esecuzione.

Le prospettive cambiano quando il pilota americano Francis Gary Powers viene catturato e processato dopo che il suo velivolo-spia U2 è stato abbattuto in territorio russo. Attraverso canali non ufficiali inizia una trattativa per lo scambio dei due uomini, e Donovan ne diventa subito il principale negoziatore.

Com’è – Tratto da una vicenda realmente accaduta, il film ci riconcilia con il genere della spy-story, fin troppo snaturato sull’altare di saghe cinematografiche segnate dall’azione ipertrofica (007, tanto per non fare nomi). Diviso, idealmente e praticamente, in due parti, la prima processuale a New York, la seconda di spionaggio “puro” a Berlino, Il ponte delle spie racconta bene un’epoca in cui il maccartismo era alle spalle ma la Terza Guerra Mondiale appariva comunque alle porte.

Perché vederlo – E’ un film solido, ben riuscito, senza alcuna pecca apparente, ottimamente recitato da Hanks che porta sullo schermo uno di quei personaggi che tanto gli riescono bene, un uomo “tutto d’un pezzo” che non ha perso di vista il lato umano, pur continuando comunque a servire il proprio Stato. La tensione, subdola, sotterranea, si avverte per tutte e due le ore di durata. Si aspetta sempre il colpo di scena, la svolta che faccia saltare tutto, o che ne imponga comunque una drastica modifica.

Perché non vederlo – Eppure il colpo di scena non arriva. Nonostante Spielberg e i Coen si siano presi alcune libertà narrative rispetto ai fatti storici, Il ponte delle spie è una pellicola molto lineare, forse troppo, che accompagna lo spettatore alla sua conclusione accomodante e molto americana. Spielberg e Hanks portano a casa il risultato, non c’è dubbio. Forse sono troppo esigente, ma dai migliori ci si aspetta sempre il meglio. Pur essendo un buon film, non lo eleggo nella categoria dei capolavori, per nessuno degli artisti coinvolti.

Una battuta – “Ogni uomo merita una difesa, ogni uomo è importante”

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