L’era del capro espiatorio

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Abbiamo già visto come la comunicazione nell’epoca renziana fondi le sue radici nel giovanilismo e nello storytelling: il primo legittima le azioni (“è il nostro momento, prendiamoci il Paese”), il secondo le racconta nella maniera “giusta”, che include anche dipingerle come diverse sebbene siano spesso le stesse del passato, prendendosi meriti discutibili e così via.

I limiti del messaggio positivo a tutti i costi (spesso velato nei contorni dalla propaganda) emergono nella gestione dei casi “negativi”, quelli che non possono finire in alcuna narrazione sull’Italia che riparte, o sull’esempio di svolte, scuole o cose buone che siano. Casi in cui c’è stato un errore visibile, che viene poi esacerbato dai media. Gli approcci, di solito, sono i seguenti:

  • Fare finta di nulla (se è qualcosa che non ha avuto ampio eco)
  • Prendere provvedimenti esemplari (se la portata dello scandalo/polemica ha raggiunto quota nazionale o addirittura internazionale)

In queste ultime settimane abbiamo avuto un paio d’esempi del secondo approccio. Il primo con la RAI, che ha licenziato il capo struttura Azzalini a seguito delle polemiche sulla trasmissione di Capodanno con brindisi anticipato (e con bestemmie via SMS), il secondo con la visita del premier iraniano Rouhani e la diatriba sulle statue coperte nei Musei Capitolini, per la quale il premier avrebbe già promesso qualche provvedimento forte.

La ricerca del capro espiatorio, del colpevole da dare in pasto alla piazza, è fondamentale per mantenere intatto il messaggio di cambiamento tipico della corrente renziana: non è il nostro paradigma a essere fallato, ma l’esecutore. La sostituzione repentina è anch’essa in linea con la declinazione “veloce” della politica del premier. C’è un problema, lo risolvo. Poco importa se il problema è realmente limitato a quella persona, perché è così che lo racconto.

Sia chiaro, la ricerca di capri espiatori non è una novità degli ultimi anni, ma il soluzionismo renziano sembra aver accentuato gli effetti. Chi paga? Paga chi non è (più) protetto, chi ha fatto uno sgarbo, non certo chi fa parte del “cerchio magico”, che viene difeso a oltranza. Pagano i cittadini, che assistono inermi a queste decisioni, anche quando dovrebbero esserne rappresentati.

 

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