L’eredità mancata di Pier Luigi Nervi

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Nei giorni scorsi ho avuto modo di visitare il percorso espositivo dedicato a Pier Luigi Nervi, ospitato nella struttura del MAXXI di Roma. Sebbene la mostra recuperi una quota parte dell’archivio nerviano mettendone in evidenza i progetti legati all’ambito sportivo, ho iniziato a riflettere su quanto la figura di questo straordinario progettista manchi al nostro Paese.

L’unicità – Nervi era un ingegnere che amava l’architettura, e che nella sua persona riuniva gli aspetti più importanti di entrambe le discipline. La praticità e lo stile, tra le altre.

La concretezza – Nervi non era quindi “solo” un progettista su carta. Gestiva, assieme ai figli, sia uno studio che un’impresa edile, che spesso era la principale esecutrice dei lavori. In pochi anni tirò su le principali strutture per le Olimpiadi romane del 1960.

L’eccellenza – Nervi era conosciuto e riconosciuto in tutto il mondo per le sue strutture. Egli prese un materiale come il cemento armato (che altri utilizzarono per realizzare alcuni dei più inquietanti obbrobri della speculazione edilizia) e lo “piegò” al suo volere creando le sua famose volte.

Ecco, in un’epoca in cui siamo alla prese con lavori realizzati male, incompiuti da decenni, anche notare come l’eredità di Pier Luigi Nervi (e dei suo edifici abbandonati) non sia stata raccolta da nessuno può dirci qualcosa sullo stato del nostro Paese.

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