Il caso Spotlight

Spotlight_film_2015

Nell’ultimo mese ho avuto modo di vedere una gran mole di film di recente uscita, non a caso quasi tutti a ridosso della cerimonia dei premi Oscar 2016, dove erano tutti più o meno candidati. Tra questi, la statuetta più importante è andata al film (non a caso) meno chiacchierato dalle nostre parti.

Cos’èIl caso Spotlight è la più recente opera di Tom McCarty, che oltre a prendersi il premio come miglior film ha vinto anche il riconoscimento per la miglior sceneggiatura originale, scritta a quattro mani con Josh Singer. Il film raccolta una storia vera, quella di un’inchiesta sugli abusi pedofili all’interno della Chiesa Cattolica, condotta all’inizio degli Anni Zero dal team di reporter del Boston Globe, chiamato appunto Spotlight.

Com’è – Il cinema americano ha una lunga storia nella produzione dei cosiddetti film d’inchiesta, e Spotlight non ne sconvolge la tradizione. McCarthy adotta un approccio molto ortodosso al genere, non sfida il pubblico come La Grande Scommessa, potremmo dire che non ne ha bisogno, d’altronde il tema è molto più chiaro e sconvolgente di suo. Dei broker non ci si fida mai, ma dei preti?

Linearità e incredulità sono le parole-chiave di quest’opera. Lineare è lo sviluppo della trama, con i protagonisti che, passo dopo passo, arrivano a mettere a fuoco l’enormità di quel su cui stanno indagando. L’incredulità si respira ovunque, invece, ed è l’ostacolo più duro da superare. Sono i giornalisti stessi a non crederci, inizialmente, alcuni traditi dalla fede, altri da amicizie storiche.

Perché vederlo – Questo film ci ricorda come il pregiudizio sia la più forte delle catene che ancora l’uomo. Per anni, nessuno aveva pensato ad approfondire le prime denunce che c’erano state, neanche quelli del Boston Globe, i primi della classe. Vivere nella città più cattolica d’America non deve averli aiutati, soltanto l’arrivo di un nuovo direttore, forestiero ed ebreo, li ha costretti a prendere alcune decisioni dolorose tra gli affetti e le amicizie.

Non aspettatevi una pellicola giocata sulla tensione della scoperta. Lo svelamento è assai asettico, quel che più importa al regista è mostrarci come il gruppo di lavoro reagisca: il veterano John Slattery (il mitico Rogert Sterling di Mad Men) è dapprima molto scettico, infine difende la passata scelta di non approfondito la questione, Michael Keaton affronta invece la scoperta con molta più autocritica, oltre a rompere i ponti con alcuni amici storici nella comunità cittadina; l’ottimo Mark Ruffalo è il più impulsivo, passionale e arrabbiato, mentre Rachel McAdams si trova davanti al difficile compito di dire alla madre, fedele praticante, quel che per anni è stato perpetrato da parte di molti preti.

Perché non vederlo – Alla fin fine delle vittime, nel film, non rimane poi molto. Non c’è un vero insider, una genuina gola profonda, è la visione d’insieme a colpire, e spesso non sono quelle che restano impresse nella memoria del pubblico. In Italia i film d’inchiesta non sono molto apprezzati, se non da quelli come me che anelano che questo tipo di giornalismo venga praticato anche da noi. Non è un caso che questo film, che ha tanti pregi ma non ha qualcosa di veramente memorabile, abbia ricevuto meno commenti che premi. Non è un caso, se siamo nella nazione cattolica per eccellenza, e McCarthy ci ha già spiegato, in queste due ore abbondanti, come l’omertà e il silenzio possano essere molto efficaci.

Una battuta – “Quando sei un bambino povero di una famiglia povera e un prete si interessa a te è una gran cosa….Come puoi dire no a Dio?”

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