Renzi e la disintermediazione

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Alcune considerazioni sulla diretta Facebook del premier Matteo Renzi, che ha rispolverato il suo #matteorisponde:

  • Politica: Renzi aveva bisogno di un’uscita pubblica al di fuori dei canali istituzionali per “rilanciarsi”. I recenti problemi, a cominciare dall’inchiesta “Tempa Rossa”, hanno indebolito l’immagine del Governo. Il Governo del fare, del “cambio verso”, il Governo veloce che si è rallentato. E non solo per colpa dei giudici.
  • Mediatica: ancora una volta il premier ha dato prova di sé come di un conoscitore della comunicazione digitale. Come Berlusconi aveva stupito con i suoi videomessaggi televisivi, Renzi è l’uomo-social. Questo non significa che lo stia usando correttamente, ma solo per suo tornaconto. Non c’è una vera interazione nella presenza del presidente del consiglio sulle piattaforma digitali (sia Facebook che Twitter): risponde a chi gli pare, seleziona accuratamente gli argomenti su cui tweettare (non salta alcun successo sportivo, ad esempio), usa il mezzo con scopo unicamente propagandistico. In questa declinazione anche un social media come Facebook non funge altro che da mass media e, a differenza del caso Eni vs Report, non si dimostra affatto più smart dai media tradizionali. Che a loro volta non hanno fatto altro che
  • Giornalistica: perché tutte le testate non hanno fatto null’altro che embeddare il video della diretta? Ancora una volta le cause della disintermediazione (ovvero filtro puramente “governativo”) sono da ascriversi più a (mancate) responsabilità dei giornalisti che a (comprensibili, in fondo) tentativi di veicolare il messaggio da parte del politico di turno. In fondo non è quello che già quotidianamente? Se Renzi non ha mai contraddittorio, è anche perché tutti accettano lo status quo.

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