Le parole sono importanti

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Il dibattito politico, nostrano ma non solo, è sceso a livelli infimi negli ultimi anni. E’ anche passato il tempo per cui ci si indignava, il fatto viene ormai dato per assodato. Siamo tutti figli degli Anni Novanta, della personalizzazione post-ideologica (detta anche berlusconismo), che tra le tante eredità che ha lasciato nel nostro bagaglio culturale, può ascrivere anche l’attacco screditante, l’insulto libero, la banalizzazione della persona.

Bipartisan, sia chiaro.

Perché ci siamo abituati a questi turpiloqui, e non abbiamo preteso di più dai nostri politici? Forse siamo scaduti noi stessi, e loro sono, ancora una volta, i fedeli rappresentanti della nostra “evoluzione” come società civile? Non faccio fatica a riscontrare nel maschilismo machista di Vincenzo De Luca, ad esempio, il pensiero di tanti uomini italiani, di mezza età e non.

Ma dalla classe politica io mi aspetterei una guida, un esempio, che sembra mancare sempre più. Le parole sono importanti, e usarle per argomentare, e non per denigrare, potrebbe aiutarci a uscire dal guano in cui siamo sprofondati.

Come segnalato anche da Claudia Vago, il pesce puzza sempre dalla testa. Perché un’esponente politica che viene assassinata non è solo “una mamma”. Le parole sono importanti. E di strada fare ce n’è ancora tanta.

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