Il condominio dei cuori infranti

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Il mercato cinematografico italiano è sfalsato rispetto a quello, ad esempio, statunitense. Mentre negli USA il mese di luglio rappresenta un’importante momento nel calendario delle uscite, da noi è bassissima stagione, come tutta l’estate, che viene immolata sull’altare del cinema all’aperto, rigorosamente non di prima visione.

Il cinema d’estate a Roma è un evento a sé, e ne ho trattato nel mio romanzo. Purtroppo quest’anno la storica rassegna di Piazza Vittorio non è stata organizzata, ma persistono spazi come L’Isola del Cinema, le Arene sparse nei municipi e la neonata rassegna di Trastevere Cinema, a Piazza San Cosimato. Senza dimenticare poi strutture come il cinema Nuovo Sacher, di proprietà della casa di produzione di Nanni Moretti, che d’estate “esce” nel suo giardino ad anfiteatro con la proiezione a muro, e propone tanti titoli di qualità, come questo di cui vi racconto oggi.

Cos’è“Il giardino dei cuori infranti” è l’ennesimo titolo-scempio creato dagli adattatori italiani. Ricordate “Se mi lasci ti cancello”? Siamo agli stessi livelli di frode, perché di frode si tratta. Lo spettatore casuale si aspetterà un film leggero, magari cinico o disimpegnato, ma questa trasposizione cinematografica di “Cronache dall’asfalto” (l’autore e il regista sono la stessa persona) merita ben altra attenzione.

Ambientato all’interno di un condominio di periferia di una generica città francese, così anonima da rassomigliare a Pittsburgh, il film di Samuel Benchetrit si sofferma sulla nascita di tre storie di relazione dalla natura del tutto casuale, legate tra loro dalla location e da un particolare suono (un urlo di un bambino, un canto, cosa?) che si trasmette nei dintorni dell’edificio.

Com’èAsphalte (questo è il titolo originale) è come la vita, ricca di emozioni contrastanti e subitanee. Strappa un sorriso con un’ironia situazionista che solo la convivenza tra individui può generare, emoziona e fa riflettere dipingendo una desolazione urbana che viene ravvivata soltanto dai suoi protagonisti.

La goffa solitudine del signor Sterkowitz viene travolta dall’incontro notturno con un’infermiera turnista per la quale s’improvviserà fotografo. Un’attrice matura e con la carriera in stallo ritrova la voglia di mettersi in gioco grazie all’amicizia di un giovane studente dirimpettaio. Una casalinga d’origine algerina che ha il figlio in carcere riassapora la gioia dell’amore materno ospitando in casa un astronauta della NASA che è atterrato per sbaglio sul tetto del condominio.

Perché vederlo – L’intreccio tra le tre storie è gestito abilmente dal regista, che ha scelto un montaggio secco e rapido che ci porta da un momento all’altro evitando le pause stancanti che chiunque si attenderebbe da un film così reale e surreale allo stesso momento, intimista nel tratteggio e minimalista nel dialogo. Ottimi gli interpreti, su tutti il figlio del regista e la Huppert, in un duetto assai intenso e delicato.

Perché non vederlo – Se siete stati tratti in inganno dal titolo italiano, e vi aspettate una commedia (sentimentale, ma anche nera), questa pellicola non fa per voi. Affrontata con un errato approccio, può risultare noiosa.

Una battuta – Sei attrice? – Sì. – Sei famosa? – Bè…sì. – Quali film hai fatto? – Non ne conosci nessuno. – Ok, non sei famosa.

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