La beneficenza autoreferenziale 1

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Sul tour di Mark Zuckerberg in Italia si è già scritto e detto molto, io mi limiterò a riportarne le mie riflessioni sparse.

L’agenda d’incontri del CEO di Facebook mi è sembrata coerente con chi sta cercando di fare azione di lobbing in Italia; da un lato meeting con il premier e con il Papa, dall’altro un Q&A in una delle più note università private (quindi bacino di figli di classe dirigente e fucina di futura classe dirigente), una sessione di domande comode, pilotatissime e legate esclusivamente all’aspetto motivazionale e di personal improvement, evitando accuratamente argomenti spinosi come il problema della privacy e il contenzioso erariale che aziende come Facebook hanno con lo Stato Italiano.

A corollario di tutto ciò, l’annuncio di aver donato 500mila euro alla Croce Rossa Italiana come supporto per l’attività post-terremoto. Non si tratta di denaro comune, bensì dell’equivalente in crediti di Facebook Ads, la piattaforma di advertising del social network. In questa maniera la CRI, tramite la pagina ufficiale presente su Facebook, potrà produrre post sponsorizzati che attirino l’attenzione degli utenti, e che verosimilmente portino a conversioni e conseguenti donazioni. E’ tutto questo “potenziale” a far storcere la bocca, perché non significa avere disponibilità immediata, e perché sottintende una specie di “obbligo” a stare e promuovere su Facebook. Che poi lo si faccia già e alla stessa maniera, è vero, ma la consecutio è differente.

Non è mio stile, né interesse criticare certe scelte di charity (uno la beneficenza può farla o meno, e anche pubblicizzarla o meno, come crede), ma aldilà dell’evidente scarico di Corporate Social Responsibility, quanto c’è della filosofia di Mark Zuckerberg in questa tipologia di donazione? La sua ossessione per tenere le persone “dentro” Facebook, per rafforzare il recinto dei walled garden (ne ho già scritto in passato), per far sì che Facebook venga considerato come coincidente con Internet, sono tutti aspetti che vanno ben oltre il legittimo interesse nella profittabilità e crescita della propria azienda.

Con un colpo solo Zuckerberg ha fatto il “bel gesto”, ha ribadito l’ineguagliabile utilità sociale del suo social network, e ha creato un potenziale ritorno e indotto economico. Ma è veramente così? E perché suona così male?

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One comment on “La beneficenza autoreferenziale

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