Still Life

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E’ sempre bello il cinema estivo all’aperto, è piacevole scoprire nuove arene, è meraviglioso passare in rassegna delle perle di qualche anno fa che, seppur apprezzate dalla critica, sono passate ingiustamente in silenzio nel momento dell’uscita nelle sale.

Cos’èStill Life è un film di Uberto Pasolini, un uomo di cinema (nessuna parentela con Pier Paolo, qualcuna con Luchino Visconti) che solo di rado si è dedicato alla sceneggiatura e alla regia. Peccato, viene da dire. Questa pellicola ci racconta la storia di John May, un funzionario comune le cui mansioni consistono nell’occuparsi dei funerali e della sepoltura di quelle persone che muoiono in solitudine.

Com’èStill Life è un intenso viaggio nella solitudine umana, che permea l’intera trama e il messaggio della pellicola. E’ solo, solissimo il protagonista, interpretato da un sublime Eddie Marsan, un uomo che superficialmente e nei modi rigorosi può apparire come un grigio burocrate, ma che nasconde una passione e una capacità d’empatia verso dei perfetti sconosciuti che lo fanno un po somigliare al Gerd Wiesler de Le vite degli altri. Sono sole, solissime le persone decedute di cui May si occupa. Lo sono diventate perché hanno sbagliato, perché hanno ferito chi avevano vicino. Di questo il funzionario comunale non se ne preoccupa, prova in ogni caso a convincere chi rintraccia di partecipare alla cerimonia funebre. Per John May nessuno merita un funerale in solitudine.

Perché vederlo – Il film di Pasolini è un capolavoro di fotografia, pulita, luminosa, con una sceneggiatura che non nasconde il messaggio che vuol comunicare, e la cui oggettiva lentezza non è un deterrente alla visione. John May è un eroe moderno che segue una missione con un atteggiamento quasi marziale, in grado di renderlo immune anche al drastico cambiamento che gli viene imposto, dopo vent’anni di lavoro.

Perché non vederlo – Non guardatelo se non volete farvi sbattere la verità in faccia dal triste finale, addolcito solo in parte dall’epilogo ultraterreno.

Una battuta – “Ora sono orfana.” “Sì. Non è piacevole. A qualsiasi età.”

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