Il Cinema che non immagina più

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Ho già scritto più volte (qui e qui, ad esempio) circa l’immane eredità culturale con cui il Novecento soverchia le nostre esistenze. “Immaginario collettivo” è un termine con cui si racchiude non solo le esperienze culturali comuni di una generazione, a livello (inter)nazionale, ma anche un modo di pensare, proiettare, infine immaginare il mondo che è intorno a noi, e come sarà.

In questo senso, il Cinema è stato un volano formidabile per il secolo scorso, rappresentando il vero media trainante per la collettività, assieme alla televisione, che però era più legata all’attualità. Il Cinema era l’ambito più adatto e comodo per raccontare storie, e per immaginarle. C’è stato un periodo in cui il grande schermo era l’habitat naturale per delle riflessioni sul nostro futuro, e da un (bel) po’ di tempo non è più così. In un passaggio de La scuola cattolica di Edoardo Albinati (tra qualche settimana ne parlerò nel blog), l’autore confronta la lista dei film visti dal figlio diciottenne in sala, nel 2012, con quelli a cui egli ha assistito alla stessa età, nel 1975. Oltre alla differenza quantitativa (38 a 11 a favore di Albinati senior), sintomo dello stato dell’industria, è la differenza qualitativa a far riflettere.

Mi sono più volte espresso sul fatto che viviamo nell’età dei sequel, dei remake, dei reboot, che trovare una sceneggiatura originale che non sia una prona e scialba declinazione del grande e redditizio calderone di comics americani o libri fantasy diventa sempre più difficile (ma non impossibile), che nell’epoca d’oro della serialità è forse pretestuoso pretendere altro dall’Ottava Arte, poi però esce il reboot/sequel di Independence Day e allora mi chiedo: perché?

Perché c’è bisogno di ripescare una brutta sceneggiatura che diede luogo a un brutto film? Anche The Front Page, la commedia teatrale di Ben Hecht e Charles McArthur ha avuto vari adattamenti cinematografici (memorabile quello con Lemmon e Matthau, delizioso quello di Howard Hawks e Cary Grant), ma si trattava di un copione di altissima qualità, declinato ogni volta in una maniera differente. Il film diretto dal catastrofista DOC Roland Emmerich non aggiunge nulla alla sua (già discutibile e propagandistica) opera precedente, anzi la peggiora e conferma che a livello d’immaginario siamo ancora tutti fermi alla fine del ventesimo secolo.

Pensateci bene, ogni nuovo film, ogni remake (Godzilla è un altro che sta bene in questo post) non fa altro che riproporre un canovaccio già visto, solo con effetti speciali migliori, più HD, cattivi più grossi, ecc…Per immaginarci qualcosa sul nostro futuro siamo costretti a pescare in nicchie di mercato, quasi sempre distopico (Black Mirror), mentre il mondo culturale mainstream sembra sempre più afflitto in un continuo loop retrò di cui non si vede, ovviamente, uscita e che quotidianamente traduciamo in “non si inventano più nulla di nuovo”.

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