Cosa votare al referendum

Referendum del 4 Dicembre

Il referendum del 4 Dicembre è oramai alle porte, e la sua notevole importanza (costituzionale, politica) è comunque minata da una compagna elettorale lunghissima, iniziata quest’estate a valle delle amministrative e protrattasi per tutto l’autunno senza esclusione di colpi (bassi, bassissimi) tra le due parti.

Pur trattandosi di un referendum costituzionale, infatti, l’ardore del dibattito si è rapidamente spostato sul classico terreno politico, per poi divenire una mera ragione di tifo da stadio con supporter dotati di sciarpetta con i colori della propria squadra.

Assodato che oramai chiunque ha espresso pubblicamente, anche se non richiesta, la propria dichiarazione di voto, e dato che il sottoscritto ritiene che la sponsorizzazione della preferenza non sia un valore, mi limiterò a riepilogare e a darvi tutti i migliori link su dove informarvi per capire autonomamente cosa votare al referendum con criterio e coscienza.

Il referendum, come già scritto, verte sulla riforma costituzionale che è stata approvata il 12 Aprile scorso, e che ha alcuni dei punti fondamentali in:

  • Riforma del Senato: cessa di esistere il “bicameralismo perfetto”, ovvero i poteri equiparati tra Camera e Senato; la maggior parte delle leggi (e la fiducia al Governo) verranno votate soltanto dalla Camera dei Deputati. Il nuovo Senato sarà composto da 100 senatori, non più nominati alle elezioni politiche: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci (con durata del mandato coincidente alla nomina elettorale) e altri 5 saranno di nomina presidenziale.
  • Riforma del Titolo V, ovvero la riduzione dell’autonomia delle Regioni a favore del potere statale. Molte competenze tornano centralizzate, non l’organizzazione del servizio sanitario, tra gli altri. La riforma non riguarda le regioni a statuto speciale. Le provincie vengono formalmente abolite.
  • Abolizione del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), previsto finora dall’articolo 99 della Costituzione.
  • Elezione del Presidente della Repubblica: diventano necessari i due terzi dei voti dell’Assemblea fino al quarto scrutinio (finora era al terzo).
  • Riforma del referendum: rimane la soglia delle 500mila firme per l’istituzione, raccogliendo 800mila firme è possibile misurarsi con un quorum calcolato sulla base dei votanti delle elezioni politiche precedenti. La riforma non esclude la possibilità del referendum propositivo (finora c’è sempre stato solo l’abrogativo), ma la rimanda a un’eventuale legge costituzionale.

Il testo ufficiale del quesito referendario è il seguente:

«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?»

Se vince il SI, dunque, la riforma costituzionale viene approvata e diventerà operativa, se vince il NO verrà accantonata e tutto rimarrà com’è ora. Va sottolineato che per questo tipo di consultazione, NON è necessario che venga raggiunto il quorum del 50% + 1.

Il comitato del Sì è ufficialmente appoggiato dal Partito Democratico, schieramento politico che esprime la maggioranza di governo e il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il comitato per il NO è invece più plurale e poliedrico, a favore del NO si sono schierati M5S, Forza Italia, Lega Nord, Sinistra Italiana, Forza Nuova.

Alcuni degli argomenti più infuocati del dibattito sul referendum riguardano il combinato disposto, ovvero la combinazione della riforma elettorale Italicum con la riforma costituzionale, che porterebbe a una Camera dei deputati a larga maggioranza per il partito vincitore delle elezioni, senza il contraltare di un Senato elettivo. Molti costituzionalisti per il No hanno espresso il timore per una “deriva autoritaria”, mentre quelli per il Sì hanno ricordato come questa struttura parlamentare ricalchi quella di altre democrazie europee (Inghilterra, ad esempio).

Un altro tema di dibattito è quello relativo alla riduzione dei costi della politica, assai promossa dal ministro per le riforma Maria Elena Boschi, che l’ha quantificata in circa 500 milioni di euro. Dalle parti del NO hanno fatto notare come in quella cifra siano stati conteggiati anche i risparmi dovuti all’abolizione delle province, già conteggiati negli anni passati.

Infine, si è molto parlato del problema della personalizzazione del Referendum da parte di Matteo Renzi. Egli ha dapprima annunciato le dimissioni in caso di vittoria del NO, poi non ne ha più fatta menzione. Sebbene si tratti di un referendum costituzionale, molti vedono comunque delle conseguenze politiche dall’esito dell’urna. Anche tra i fautori del No, come i leader del M5S Beppe Grillo e Luigi Di Maio, viene avvicinata l’ipotesi di chiudere la legislatura e indire nuove elezioni politiche.

Per approfondire tutte le informazioni su cosa votare al Referendum, vi consiglio le seguenti fonti:

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