Autore su autore: Carrere su Dick

Per ogni scrittore di narrativa, anche i più introspettivi e analitici, la storia è la materia prima di cui sono fatte le pagine della propria opera. Senza una storia, un romanzo (ma vale in parte anche per i racconti) non prende il volo. Senza una storia, le idee di un autore non trovano giustificazione.

E’ per questo che uno scrittore vive per cercare la propria storia, quella giusta per scriverci un libro. Molti la trovano nella vita privata, adattando personaggi e vicende al proprio copione, altri s’ispirano ai fatti altrui. Emmanuel Carrere, ad esempio, si è specializzato nel genere della biografia romanzata, così non ha più problemi di trovarsi la storia, ce l’ha già pronta. Ovviamente il personaggio deve aver avuto una vita bella travagliata, di modo che lo storytelling non appaia troppo forzoso, e nomi del calibro di Eduard Limonov e Philip K. Dick sono decisamente autorevoli in materia.

Io sono vivo, voi siete morti è un libro tutt’altro che di recente uscita, ristampato da Adelphi nel 2016, al tempo stesso non è un’opera datata. Carrere gioca con il mito (anche personale, da grande fan) di uno dei guru della fantascienza del Novecento, interpretandolo secondo la sua bibliografia. Lo scrittore francese non ha attinto da fonti differenti rispetto ad altri biografi, non ha aggiunto nulla che non si conoscesse già, ma ha disegnato la figura di Dick come autore che intimamente credeva nella veridicità delle proprie opere. Il grado di alienazione dello scrittore statunitense era tutto qui. Lui era vivo, tutti gli altri erano morti, appunto, come da citazione di Ubik. Proprio per questo motivo Dick non considerava lo scrivere fantascienza come fare letteratura, e per molto tempo provò a sfornare, infruttuosamente, un’opera “seria” per farsi accettare nel “club degli eletti”.

I capitoli sono un susseguirsi di episodi della vita di Dick che danno poi vita ai suoi romanzi. Carrere non si cura molto degli spoiler, vi avverto prima.

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