Il tema dell’adolescenza in letteratura

L’adolescenza è una delle fasi più critiche della vita di un uomo, se non la più critica in assoluto. Ci sono voluti secoli affinché le varie scienze umane, tra cui psicologia, antropologia e sociologia, la accreditassero di tale importanza accrescendone l’interesse negli studi. Se prima i conflitti adolescenziali venivano considerati delle semplici scaramucce, ora troverete ad affrontare interi scaffali ricolmi di saggi che vi spiegano, a volte velleitariamente, come gestire la fase adolescenziale di vostro figlio (o dei vostri alunni) in maniera indenne.

Anche la letteratura ha iniziato ad interessarsi agli adolescenti, e a renderli protagonisti di romanzi, solo da relativamente poco tempo. Fino a quasi tutto l’Ottocento, Romanticismo compreso, alcuni temi potevano essere rintracciati solamente nelle opere del Goethe e di Foscolo (I dolori del giovane Werther e Le ultime lettere di Jacopo Ortis), che però riguardano le vicende amorose di due anime sensibili e fragili, ma non adolescenti in senso stretto.

In questa selezione includeremo opere di narrativa che hanno trattato l’adolescenza come tema focale: non tutti i romanzi di formazione sono incentrati sull’adolescenza, ad esempio, così come non lo sono alcune delle più celebrate opere di letteratura per ragazzi, che tergiversano sull’aspetto comunitario dell’età adolescenziale senza con questo addentrarsi nei ragionamenti più intimi dell’individuo.

Precursore dell’era della psicanalisi del primo Novecento, Fedor Dostoevskij è stato un autore molto attento a descrivere i processi mentali dell’essere umano, e possiamo affermare che sia stato il primo ad incentrare un intero romanzo sulle difficoltà relazionali e psicologiche dell’età dell’adolescenza. L’adolescente (1875) è un testo dove l’io-narrante è costituito dal giovane Arkadij Dolgorukij, che si trova a vivere i problemi annessi alla sua età nell’infelice posizione di figlio illegittimo. Lo scopo primario e ultimo di Arkadij è prendersi la sua rivincita verso un padre (Versilov) che non lo ha mai riconosciuto, ma le cose prenderanno una piega assai diversa, e il giovane, accecato dall’odio, si troverà a interpretare l’involontario burattino nella mani di loschi figuri. L’ingenuità e gli atteggiamenti ondivaghi di Arkadij disegnano in maniera impeccabile un personaggio-simbolo di questa carrellata.

Diverso è invece l’approccio utilizzato da Robert Musil nel suo I turbamenti dell’allievo Torless (1906). Ambientato in un collegio militare, questo romanzo indaga in maniera non troppo sottile gli effetti che la società hanno sull’individuo e la difficoltà dell’individuo stesso nel rapportarsi con gli indirizzi morali dei diversi gruppi sociali che egli frequenta. In questo caso il protagonista è molto spesso un testimone di quanto avviene all’interno del collegio (cameratismo, bullismo, iniziazioni dal sapor omosessuale…) e il suo “turbamento” deriva dall’incapacità nel giudicare in maniera equilibrata quel che avviene attorno a lui. Torless prende sovente le distanze da tutto e tutti, al punto di mettere costantemente in discussione la sua presenza nel collegio.

Se ci riferiamo all’adolescenza come l’età canonica della perdita della purezza e delle prime scoperte sessuali, allora non possiamo tralasciare il romanzo breve Agostino (1943), di Alberto Moravia. Agostino è infatti un tredicenne, quindi nella piena transizione tra l’essere un fanciullo e il diventare un adulto. Orfano di padre, egli vive un rapporto molto intimo con la madre, giovane e ancor piacente vedova, un rapporto che s’incrina durante le vacanze estive quando la donna inizia a frequentare un altro giovane. Agostino viene così implicitamente spinto tra le braccia del mondo, ma i suoi approcci con la comunità di ragazzi che frequentano la zona non è facile. Egli è ancora rappreso di un’ingenuità ancestrale che si attenuerà soltanto dopo le numerose esperienze di vita che gli accadranno durante quel periodo vacanziero.

Ragazzi di vita (1955), di Pier Paolo Pasolini, è molte cose (tra cui una dettagliata ricostruzione del quartiere Monteverde negli anni Cinquanta), ma è anche e soprattutto un romanzo sulla formazione di un gruppo di adolescenti del sottoproletariato più basso nella Roma del Dopoguerra. In questo dipinto corale in cui tutti, più o meno, vivono di espedienti, ma in cui non manca una sorta di solidarietà di branco, è da sottolineare la figura del Riccetto, colui che si stacca dal gruppo per intraprendere un proprio percorso di emancipazione sociale che, negli occhi dell’autore, si traduce inevitabilmente in un colpevole e cinico distacco borghese.

Ne L’isola di Arturo (1957) di Elsa Morante sono presentati tutti gli aspetti del processo di crescita del giovane protagonista Arturo Gerace, orfano di madre sin dalla nascita, che vive sull’isola di Procida e non ha mai visto il mondo: la mitizzazione della figura paterna, i primi interessi sessuali verso la matrigna Nunziata, la gelosia nei confronti del fratellastro Carmine. Il crollo del mondo di Arturo inizia con il ridimensionamento del padre Wilhelm da eroe a semplice faccendiere e terminerà con la decisione di lasciare l’isola per andare a conoscere il mondo, in una sorta di figurata iniziazione alla vita adulta.

Chi non ha letto almeno una volta Il giovane Holden, di J.D. Salinger? Questo libro è entrato, come e più di altri, nell’immaginario collettivo del Novecento. Sarà per la scelta quasi monastica del suo autore di non farsi mai più vedere in pubblico e, in pratica, di non scrivere più nulla. Sarà per la prosa schietta, in prima persona, e per la naturale simpatia che attira il protagonista Holden Caufield. Nondimeno, Il giovane Holden è un classico tra i romanzi di formazione e un testo-guida su come si possa decodificare il comportamento degli adolescenti, da sempre legato alle grandi domande Chi Sono? e  Cosa farò da grande?

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