The Crown, il peso della Corona 1

Recensione di The Crown

Le serie TV storiche, tanto in voga negli ultimi tempi, hanno dalla loro molti vantaggi ed alcuni svantaggi: se, da un lato, possono articolare una trama su fatti realmente avvenuti, dall’altra debbono mantenere alto l’interesse degli spettatori che, più o meno, già sanno come “va a finire”. Di solito il “trucco” utilizzato è quello del retroscenista, ovvero pescare negli angoli della storia, portando a galla individualità secondarie e intrecci personali che servono a dare pepe alla serialità e a tenere incollato il pubblico allo schermo.

In The Crown, il lavoro di Peter Morgan è reso ancora più arduo da almeno due fattori: il primo è che si cimenta a raccontare un regno ancora attivo, quello della Regina Elisabetta II; il secondo è che si tratta di una storia relativamente moderna, e che oltretutto è stata scandagliata in lungo e in largo da tutti i media del globo, pronti a rilanciare notizie o anche solo illazioni sulle vicende della famiglia reale inglese.

Eppure l’abilità dello sceneggiatore (cui si deve un altro eccelso lavoro sulla regina Windsor, ovvero The Queen con Helen Mirren) riesce a rifuggire agevolmente lo spettro della bio-pic pedissequa e appiattita. Ogni episodio è costruito attorno a un tema oppure a un grande evento storico (ad esempio, La Grande Nebbia di Londra del 1952), che diventa poi sfondo per le vicende dei personaggi, non soltanto quelli della Famiglia Reale.

Il tema principale deriva dal titolo della serie, ovvero i tanti oneri e sacrifici derivanti dalle responsabilità di essere la Regina. La prima stagione è ambientata negli anni Cinquanta, a cavallo dell’incoronazione di Elisabetta, che imparerà presto a operare scelte personali anche difficili sulla base di un solo motto: “La Corona viene prima di tutto.” Una responsabilità enorme, che lo zio Edoardo VIII rifiutò per passione e carattere debole, che finì per uccidere il cagionevole padre Giorgio VI, e che lei riesce ad interiorizzare solo a spese dei rapporti personali. Il primo tra tutti è quello con il marito, Filippo di Edimburgo, che mal digerisce il ruolo di “valletto” che il destino gli ha riservato, il secondo è quello con la sorella Margaret, impossibilitata a sposare il divorziato colonnello Peter Townsend, che inizierà una sottile guerra interna alla Famiglia Reale.

La ricostruzione storica di The Crown è pregevole e presta poco il fianco a licenze narrative. La cura e il dettaglio, nelle location, la fotografia, i costumi, sono un’ottima motivazione per il budget spropositato instanziato da Netflix (circa 100 milioni di dollari). Il cast è notevole, su tutti metto gli interpreti maschili: Jared Harris come re Giorgio VI, John Lithgow nel ruolo di un vecchio e testardo Winston Churchill, Matt Smith è un inatteso Filippo, sorprendente agli occhi di un pubblico italiano abituato alla sua placida figura pubblica degli ultimi anni, che probabilmente ci regalerà altre perle nelle prossime stagioni (ne sono state previste ben sei).

Claire Foy è ottima e puntuale nell’interpretare Elisabetta, una recitazione asciutta ma intensa per una giovane donna catapultata in un ruolo spinosissimo, una persona non colta (all’epoca i reali ricevevano solo lezioni private da tutori), forse “senza carattere” come malignava sua sorella, sicuramente l’orgoglio di suo padre e, in seguito, del Regno Unito.

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One comment on “The Crown, il peso della Corona

  1. Reply Giovanni Diana Mag 29,2017 15:02

    Splendida serie, speriamo continui così.

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