Almodovar non ha bisogno di Netflix

Al Festival di Cannes le polemiche si sono fatte sentire sin da principio, rinfocolate proprio dagli stessi giurati, tra cui spicca il presidente, Pedro Almodovar. Il regista spagnolo ha espresso le sue perplessità sulla presenza in concorso di due film, “Okja” e “The Meyerowitz Stories”, rispettivamente prodotto e distribuito da Netflix, che non godranno di una diffusione nelle sale cinematografiche. La questione, strettamente legata alla procedura concorsuale, ha poi preso immediatamente i contorni di un sondaggio su Netflix e sul suo ruolo nell’industria dei media, e molti addetti ai lavori (tra cui il giurato Will Smith) si sono sentiti in dovere di esternare la propria posizione a favore o contro la piattaforma di content delivery.

Il cinema è strettamente legato al “grande schermo”, ovvero l’esperienza filmica andrebbe comunque pensata e giudicata principalmente su una fruizione in sala, oppure un buon film è tale a prescindere da dove viene proiettato? La verità è che l’industria del cinema è cambiata, e il modello produzione-distribuzione-sala-dvd-televisione sta perdendo senso dalla nascita di player come Netflix che disintermediano, o raggruppano due o più ruoli, e molto spesso lo fanno con qualità. Quindi se da un lato può essere legittimo che un Festival voglia normarsi su delle regole “conservative” (dal 2018 non sarà più permesso che un film non distribuito in sala sia in concorso a Cannes), dall’altro nascondere la testa come gli struzzi potrebbe rappresentare la fine per quegli addetti ai lavori  non in grado di adattarsi all’evoluzione del business.

La verità è che spesso gli anatemi più forti contro Netflix e affini vengono da personaggi già affermati, e che poco possono apprezzare o godere dei vantaggi della piattaforma. Almodovar è un gigante del cinema mondiale, ha già un suo pubblico, le persone vanno al cinema per vedere i suoi film, e possono farlo perché i suoi film si trovano al cinema. La presenza dei suoi film in un catalogo Netflix quanta differenza farebbe, per la sua carriera? Quanti registi indipendenti possono dire lo stesso, con le loro produzioni indipendenti distribuite da distributori indipendenti? Quante volte vi è capitato di vedere film pluripremiati ai festival, osannati dalla critica, che hanno avuto una comparsa fugace al cinema? Nessuna, perché quel film d’autore iraniano ve lo siete perso, il distributore indipendente è riuscito a tenerlo solo due giorni in una sperduta sala di periferia. Andare al cinema è bello, piacevole, ma nell’80% delle sale proiettano sempre i soliti cinque titoli, non sempre (eufemismo) in base alla qualità.

La forza delle piattaforme (stesso discorso per gli ebook) è di garantire visibilità a un numero più elevato di opere. Quel film è lì, nel cloud, pronto ad essere visto. Su qualsiasi schermo vogliate.

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