Lucia Berlin e il racconto di vita

lucia berlin recensione

Giusto la scorsa settimana scrivevo della scoperta del talento, di come non sia affatto scontata e spesso avvenga in ritardo, a volte fatale (leggi: postumo). Ed eccomi qui a parlare di un libro che è diventato un “caso” editoriale a undici anni dalla scomparsa dell’autrice, Lucia Berlin, una donna che scriveva racconti, come s’intitola (banalmente) l’edizione italiana di “A Manual for cleansing women”.

Quarantatre racconti, quarantatre storie di vita reale, che s’intersecano ripetutamente con la biografia dell’autrice. Lucia Berlin è stata molte cose in vita, perché la professione di scrittrice non le è mai stata riconosciuta, forse da lei per prima. Nelle pagine di questa splendida raccolta trovate un sunto di un’esistenza nomade, molti matrimoni, diversi figli, variegati lavori. Fiction e realtà sono indissolubili, l’autonomia dei racconti, al netto di alcune ricorrenze nella cronologia e nei personaggi secondari, è netta.

Lucia Berlin amava raccontare la vita vera, com’è prerogativa dei grandi autori. La sua è una scrittura che, a differenza di altri grandi della narrativa breve, è tutt’altro che sottrattiva e minimalista. Non rinuncia ai particolari, la Berlin, e non rinuncia all’ironia anche quando deve descrivere il dolore. In questo senso appartiene appieno alla generazione novecentesca di scrittori americani, quella che ha rifuggito il pensiero pirandelliano “La vita la si vive o la si scrive”, quella che ha vissuto, gioito e sofferto in prima persona. Se è evidente che racconti come la title-track (“Manuale per donne delle pulizie”) siano concepiti per strappare un sorriso, vi sembrerà ben più strano cedere a una risata durante la lettura di un brano incentrato su una malata terminale.

Un libro da leggere, se amate i racconti, se amate la scrittura, se amate la vita.

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