Storia di un amore all’anatra, cinque motivi (più uno) per leggerlo

Da qualche settimana è uscito il nuovo libro di Stefano Iannaccone, “Storia di un amore all’anatra”. Se già il titolo v’incuriosisce, ne avete ben donde. Si tratta di un romanzo non convenzionale in grado d’intrattenere il lettore senza particolari patemi, con una trama che si dipana agilmente tra i capitoli per circa 170 pagine. Ho individuato in cinque punti (più uno) i motivi per cui dovrebbe interessarvi leggerlo.

  1. E’ ambientato principalmente a Praga, la splendida capitale della Repubblica Ceca. Divenuta, dopo la caduta del Muro e grazie anche alle compagnie low-cost, una delle mete principali per weekend romantici (e non solo), Praga fa capolino spesso tra le pagine del romanzo, affiancando i protagonisti come una compagna di baldoria, un’amica consolatrice, una solida compagna, una musa ispiratrice. Il touring club locale ringrazia.
  2. Ha dei protagonisti interessanti e che funzionano. L’insicuro e paranoico Mattia, la svampita Veronica, il misterioso Alberto. In un romanzo a più voci, i personaggi sono fondamentali, e i protagonisti spiccano prendendosi quasi tutta la scena, lasciando ai comprimari le briciole. Ciascuno con il proprio carattere, in questo atipico triangolo garantiscono interazioni frizzanti e una buona dose d’immedesimazione.
  3. La storyline principale rimane sospesa fino alla fine. Perché Veronica è sparita? Dov’è andata? Come reagirà Mattia? E qual è il ruolo di Alberto? Le domande che accompagnano lo sviluppo narrativo sono molte, e non trovano una soluzione scontata. Vorrete sicuramente continuare per vedere “come va a finire”.
  4. Non abbandona (quasi) mai l’ironia. L’inglese stentato di Mattia, le sue fissazioni, l’approccio autoassolutorio e la voglia di divertirsi civettuola di Veronica, la prosa leggera e ricca di aneddoti con cui l’uno descrive l’altra (e viceversa). Storia di un amore all’anatra è un romanzo che strappa più di un sorriso, smette di farlo solo quando pesca tra i flashback dolorosi di Alberto.
  5. Descrive la precarietà della vita. Mattia è lavorativamente precario, ma il romanzo allarga il concetto. Sono precarie le relazioni, che iniziano su delle basi per poi trasformarsi in altro, e spesso deludere; è precaria la vita, che può cambiare da un momento all’altro per un evento fortuito (o tragico).

Il motivo aggiuntivo riguarda il bel lavoro editoriale operato dai tipi di Les Flaneurs. Un editing puntuale e pulito come il layout, una vivacità grafica e una qualità di stampa non comuni tra le piccole case editrici.

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