Vasco Rossi e la mediatizzazione storica 1

Ho assistito con grande curiosità e interesse i commenti e i riscontri attorno al concerto-evento che Vasco Rossi ha tenuto al Modena Park, lo scorso sabato. Non perché sia un fan, né perché abbia mai apprezzato particolarmente la sua musica, ad eccezione di alcuni classici che hanno più o meno la mia età. Non l’ho fatto neanche perché, negli ultimi giorni, era impossibile non dare attenzione a quel che stava accadendo nella tranquilla città emiliana.

Mi sono interessato spontaneamente, non passivamente, perché volevo ritrovare certe dinamiche già viste in altre occasioni. L’ho fatto perché affascinato da quel fenomeno di mediatizzazione che, inevitabilmente, finisce per circondare le carriere musicali degli artisti che, nel bene o nel male, restano sulla breccia per molti decenni.

Funziona così, di solito: l’Artista pubblica i suoi primi lavori, ottiene certi (buoni oppure ottimi) riscontri nella misura in cui è innovativo/orecchiabile/di rottura (anche bravo o talentuoso, ma non è fondamentale), nella misura in cui incontra il gusto del tempo, o cavalca l’onda di un momento; il punto di svolta, lo sbarco nel mainstream dei grandi numeri deve arrivare entro il primo decennio, altrimenti sarà comunque condannato a una carriera di secondo piano. Non appena l’Artista ottiene la consacrazione, può iniziare a permettersi qualsiasi cosa, ovvero può produrre lavori palesemente mediocri o anche solo meno significativi, l’importante è che abbia almeno un singolo catchy per le radio e per tracciare un fil rouge nella memoria del fan (te lo ricordi quell’album? quello dove c’era “canzone a caso”?)

Una volta che si è creato lo zoccolo duro dei fan, composto da quelli della prima ora e da quelli del boom, l’Artista diventerà intoccabile per quelle persone. Non sarà più neanche importante la sua musica, ma i ricordi di quelle persone legate al periodo in cui sono uscite le sue canzoni. Un immaginario condiviso nasce, sulla base di luoghi, periodi, gusti. La nostalgia dell’esperienza è sempre più forte e struggente dell’esperienza stessa. Con gli anni importa sempre meno quale album l’Artista porti in tournee, importa solo che l’artista sia finalmente di nuovo in tournee, soprattutto se si esibisce in location raggiungibili (o anche no, la gente comunque si sacrifica). Dopo decenni di carriera, l’Artista è un fenomeno esclusivamente mediatico, generato dalla musica, ormai ridotto al ruolo di una comprimaria giustificazione.

Dite la verità, siete a conoscenza di musicisti di lunga carriera che abbiano prodotto album significativi al di fuori del primo decennio di attività? Non parlo solo di Vasco Rossi, che è un pretesto. Pensate agli U2, baraccone mediatico da almeno 25 anni. Pensate a tutte quelle vecchie glorie del rock che ancora vivono di tour e compilation, quasi a esorcizzare la “morte” del genere, più che la loro.

Cosa succederà quando non ci saranno più “grandi vecchi” a cui aggrapparsi? Visto il mercato attuale, sembra difficile prevedere carriere altrettanto ultra-decennali per gli attuali Big, sembra difficile pensare che ci sarà qualcun altro a disegnare un immaginario collettivo e a diventarne il cantore. E allora buona vita e auguri per i quarant’anni di carriera a Vasco Rossi.

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One comment on “Vasco Rossi e la mediatizzazione storica

  1. Reply Simone Lug 30,2017 16:57

    “Dite la verità, siete a conoscenza di musicisti di lunga carriera che abbiano prodotto album significativi al di fuori del primo decennio di attività?”

    Radiohead…che non avranno mai bisogno di celebrazioni trentennali-quarantennali e compagnia cantando. (my opinion naturalmente)

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