Taylor Swift, Apple e la battaglia delle revenue

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La querelle che ha coinvolto la cantante statunitense Taylor Swift e la Apple è un ottimo esempio di come certe tendenze del mondo digitale finiscano poi per scontrarsi con le dinamiche del mondo reale.

In sintesi, il management della Swift aveva annunciato il veto a pubblicare l’archivio dell’artista sull’emergente servizio di streaming Apple Music. Motivo? Il servizio viene erogato in prova gratuita per tre mesi a tutti gli utenti, e durante questo periodo non avrebbe riconosciuto alcuna royalty all’artista.

La netta presa di posizione della cantante, tra le più quotate del panorama pop, ha messo in imbarazzo Cupertino, che il giorno dopo è corsa ai ripari dichiarando che le royalties verranno riconosciute anche per i brani riprodotti durante il periodo di prova. Una reazione che cambia molto le carte in tavola, soprattutto per gli artisti di nicchia che già fanno una gran fatica a raggranellare un reddito sufficiente dai propri diritti d’autore, e che più volte hanno espresso perplessità sulla remuneratività dei servizi di streaming.

Sembrano dunque lontani i tempi in cui Apple negoziava degli accordi soddisfacenti con le case discografiche per farle approdare su iTunes. Con la crisi del download e il boom dei servizi come Spotify, l’azienda di Cupertino sperava di aggredire il mercato dello streaming con un’offerta forte e competitiva per recuperare lo svantaggio temporale, ma è stata costretta a fare marcia indietro sul discorso revenue, facendo sì che il servizio partirà in perdita. Vedremo se l’investimento darà comunque i suoi ritorni a lungo termine, grazie agli abbonamenti.

Sebbene l’approccio della Swift possa sembrare in controtendenza rispetto ad altri Big come U2 e Coldplay che hanno già varie volte aderito a forme di promozione online tramite giveaways, i freddi numeri parlano a favore della strategia della cantante a stelle e strisce, che già in occasione del precedente album aspettò alcuni mesi prima di concederlo a Spotify. La Swift è tra i pochissimi che riesce ancora a vendere milioni di dischi fisici.

Un paio di pensieri a margine della vicenda:

  • La mossa della Swift segna una controtendenza nel continuo braccio di ferro tra artisti e piattaforme sull’altare della disintermediazione. E’ un passo importante, perché ha costretto il principale brand mondiale di tecnologia a fare un passo indietro, e a segnare un precedente. E’ chiaro che una cosa del genere poteva accadere solo se a muoversi fosse un peso massimo dell’establishment musicale.
  • Continuo a pensare che la continua dematerializzazione dei contenuti non porterà, comunque, ad una sparizione dei media fisici. Essi continueranno ad essere prodotti come nicchia per gli appassionati. Se un ascoltatore casuale non ha interesse a possedere un album di un artista, un fan fidelizzato ne ha molte.
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