Sotto il sole, l’oscurità

sotto il sole l'oscurità teatro

Non deve essere facile affrontare, e personalizzare, un testo come “La svastica sul Sole” di Philip K. Dick. Un’impresa ostica, specialmente in un periodo come questo, in cui l’opera ucronica per eccellenza è diventata prepotentemente mainstream grazie alla serie televisiva ad essa ispirata, The Man in the High Castle prodotta e distribuita da Amazon.

La compagnia “I cani sciolti”, diretta da Luca Pastore, propone uno scenario contemporaneo che sviluppa l’assunto iniziale di Dick: esiste un solo Regime, di chiara ascendenza hitleriana, non vi è più traccia dell’impero giapponese se non nelle fattezze e negli stilemi culturali del Ministro Mifune, donna-samurai inglobata da una gerarchia nazista che si riconosce in un nuovo Fuhrer. Altra distanza importante dall’opera originale, la scena-madre si svolge in Europa (a Roma, per giunta), degli Stati Uniti non vi è alcuna traccia residua. Almeno sembra.

sotto il sole l'oscurità scenaIl senso di oppressione è forte e “totalizzante” e viene trasmesso sia dal cast, che accoglie il pubblico all’ingresso in formazione squadrista, sia dalla scenografia, con tre grandi torri-impalcature che roteano come in una funerea danza durante l’intero spettacolo, a dalla cui cima il Fuhrer intona i suoi proclami propagandistici. La marzialità e l’inflessibilità vengono rese anche dalle musiche originali di Mattia Yuri Messina, che si ripetono ossessivamente ad ogni cambio di scena, con il simbolo del Regime (un mix tra la svastica e la falce e martello di eredità comunista) che lascia spazio a dei teli bianchi dove viene trasmesso un cinegiornale di propaganda dalla fotografia blurrata e dall’audio low-fi.

In questo scenario privo di speranza alcuna, dove l’unico Sole è quello artificiale del Regime, la trama prende l’abbrivio dalla morte dell’ultracentenario capo delle SS Heinrich Himmler, che non sembra essere così naturale come l’età avanzata del gerarca lascerebbe supporre. Le indagini, condotte parallelamente dalla nipote Martha e da uno degli attendenti di Himmler, il colonnello Frings, porteranno alla scoperta di alcune importanti e vitali verità, la maggior parte contenute all’interno di un filmato che circola, clandestino, tra le forze ribelli al Regime.

“Sotto il Sole, l’oscurità” è un’opera ambiziosa che non soffre dei confronti con il romanzo d’ispirazione, e mantiene una sua forte identità, anche visiva e sonora, riuscendo a catturare il pubblico nei suoi schemi, nonostante la durata di quasi due ore, grazie a una trama in bilico tra il giallo e la spy story che forse ha l’unico difetto d’indugiare troppo nei twist narrativi. Apprezzabile lo stile recitativo ortodosso messo in scena dal cast, nessuno degli attori esce dal personaggio neanche alla conclusione della rappresentazione. Menzione particolare per Miriam Messina e Claudio Filardi.

(Foto di Francesca Minonne)

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