L’uomo sul treno

l'uomo sul treno

Una buona idea non è necessariamente preludio a un buon sviluppo della stessa. Questo assioma si applica anche al mondo del cinema, dove soggetti interessanti hanno spesso trovato il loro destino in sceneggiature approssimative, fuorvianti, semplicemente sbagliate e deludenti. Da qualche anno, poi, ci si mettono anche i trailer a trarti in inganno con i loro furbi tagli di scene, spingendoti ad andare al cinema per poi fartelo rimpiangere.

L’uomo sul treno (orribile adattamento del titolo originale, The Commuter, il pendolare) appartiene dunque a quella categoria di film in cui dei pitch brillanti vengono buttati al secchio a colpi di fan service, schemi narrativi prevedibili e sequenze improbabili.   

Michael MacCauley è un pendolare che, da circa vent’anni, si reca a New York, finché non perde il lavoro presso un’importante compagnia di assicurazioni. Proprio quel giorno, sul treno del ritorno, incontra una donna misteriosa che gli offre centomila dollari in cambio della sua collaborazione: vuole che trovi una persona di cui sa solo che non si tratta di un passeggero abituale.

Abbiamo quindi una pellicola che si svolge quasi interamente al chiuso (il treno), con un numero di personaggi limitato (i passeggeri “candidati”, in una sorta di eliminazione progressiva). Si tratta di situazioni in cui l’inventiva degli sceneggiatori deve farla da padrone, sfruttando i vincoli a favore della trama. Nei gialli funziona molto bene (ricordate Un nodo alla Gola, capolavoro hitchcockiano?), si dà però il caso che The Commuter non sia un giallo, purtroppo non è neanche un vero e proprio thriller, è infatti abbastanza semplice prevedere chi sia il passeggero “indiziato”, la fase di analisi psicologica e di tensione perde rapidamente peso a favore del comparto d’azione.

Se la sospensione d’incredulità è il vostro forte, e se amate guardare Liam Neeson che picchia la gente, riuscirete a trovare comunque dei motivi di soddisfazione ne L’uomo sul treno, anche nelle scene più gratuitamente catastrofiche e assurde. Ennesima occasione persa di realizzare un film di genere solido e credibile.

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