L’ora più buia

L'ora più buia

Perché c’è un continuo fiorire di film ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale? Perché è stato uno dei momenti cruciali del Novecento e dell’intera storia dell’umanità. Fino a qualche anno fa gli eventi più raccontati erano quelli attorno alle azioni americane (Battaglie del Pacifico, Sbarco in Normandia, ecc…), e ovviamente all’Olocausto. Di recente, invece, l’attenzione si è focalizzata sempre più spesso sulle fasi iniziali del conflitto bellico, quando tutto era una pura questione europea tra i nazisti e l’accoppiata Francia-Regno Unito.

Dopo pellicole importanti come Dunkirk e Il discorso del Re, arriva questo “L’ora più buia” a focalizzarsi sulla figura di Winston Churchill, politico di vecchio corso che si ritrovò, nel momento più grave, ad essere insignito del ruolo di Primo Ministro inglese. Ho citato le due celebri pellicole perché trovo che The Darkest Hour s’intrecci alla perfezione con luoghi, personaggi ed eventi dei film di Nolan e Hooper, ne è il pieno complemento: la war room di Downing Street contrapposta al terreno di guerra francese, l’ambito rappresentativo di Re Giorgio che fa da contraltare a quello politico-strategico di Churchill.

Fa impressione non vedere più Colin Firth o il montaggio di Nolan, tuttavia la presenza magnetica di Gary Oldman tiene benissimo la scena, facendoci dimenticare quanto questo film sia “statico” e dal ritmo compassato. Il focus della pellicola è chiaramente nel “dilemma” della rappresentanza della classe politica, e nella difficoltà nel tradurla in scelte che siano giuste e lungimiranti anche quando sembrano andare contro gli interessi del popolo. Churchill dovette decidere l’andata in guerra, che significava mandare a morire migliaia di giovani inglesi, e convincere i vertici del proprio partito della bontà e dell’ineluttabilità di quella scelta. Una scelta dolorosa, che a lungo termine permise all’Europa e al Mondo di liberarsi della follia di Hitler, ma che non bastò al futuro premio Nobel per vincere la successiva tornata elettorale.

“L’ora più buia” si distingue per la notevole qualità recitativa (non solo del protagonista, c’è anche la sempre deliziosa Kristin Scott Thomas) e gli si può perdonare anche qualche indugio di troppo nella facile retorica e nella necessità di concedere un importante (e poco giustificato) spazio a personaggi di corredo, come la segretaria Elizabeth. Un film solido e piacevole, che vi consigliamo di vedere se amate lo sfondo bellico e se non pensate che sia diventato, ormai, un argomento trito e ritrito.

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