Delitto / Castigo

delitto e castigo sergio rubini

Non è mai semplice confrontarsi con i grandi classici della letteratura. Se punti alla fedeltà, trovi sempre il purista pronto a condannarti per qualche passo falso. Nel caso opposto, è già pronta l’accusa di lesa maestà.

Non è mai semplice, soprattutto se ambisci a maneggiare, a rileggere opere che hanno segnato l’immaginario collettivo e da due secoli compongono il corollario di “testi base” da cui più o meno l’intera letteratura moderna e contemporanea ha ereditato temi e stilemi.

Non è mai semplice portare Dostoevskij a teatro. Ricordo momenti felici (Glauco Mauri), altri molto meno. Sintetizzare la complessità di un totem letterario come “Delitto e Castigo” in meno di due ore rischia di scaturire in un triste effetto “Bignami”, la trasformazione di un gigante in un nano.

Il progetto di rilettura di Sergio Rubini si declina in un crossover tra un reading e una rappresentazione “canonica”, con il regista che interpreta numerosi ruoli comprimari, mentre a Luigi Lo Cascio è interamente affidato il protagonista, lo studente Raskol’nikov. La scenografia è minimale e mutaforme, e si adatta a rapide trasformazioni in momenti di pura lettura, con due leggii disposti alle estremità del palco e i due attori che si alternano in brani del romanzo. Il resto della scena, nelle parti recitate, è affidato a Francesca Pasquini (Sofja, Dunja), Francesco Bonomo (Luzin) e al comparto sonoro di GUP Alcaro, un rumorista installato in secondo piano con le sue consolle a scandire i capitoli della vicenda che si susseguono.

delitto e castigo luigi lo cascioLa cornice visionaria resa dall’installazione audio-visiva (molto buono, in tal senso, il lavoro di Gregorio Botta) ha lo scopo di riempire le inevitabili assenze, e non mi riferisco soltanto ad alcuni (trascurabili) personaggi. Il focus di Rubini e della (ottima) prova d’attore di Lo Cascio è chiaramente la sofferenza, che nell’interpretazione di Dostoevskij è il solo percorso di raggiungimento della salvezza. La resa intimista dell’angoscia personale dello studente, tutto il percorso di metabolizzazione e liberazione del peso nei vari incontri con il giudice istruttore Porfirij Petrovic è lodevole e ben trasmette lo stesso disagio che il lettore prova (o dovrebbe provare) leggendo il romanzo.

Meno centrato, o rilevante, un altro pilastro dell’opera, la riflessione sul repentino crollo delle certezze superomistiche di Raskol’nikov dopo l’imprevisto assassinio di Lizaveta Ivanovna. Vi si fa solo un cenno, e poi lo si lascia da parte. In generale, o conseguentemente dato il casting, il ruolo dei personaggi femminili è più marginale del dovuto, e questo è un peccato perché mortifica la visione dostoevskiana della donna come fonte di salvezza. La cartina di tornasole di questa mia impressione è data dalla figura di Sofja, personaggio centrale nella seconda metà del romanzo, che lo è assai meno nella rilettura di Rubini.

“Delitto / Castigo” è al Teatro Ambra Jovinelli fino al 15 Aprile, poi continuerà il suo tour in varie città italiane. Ve ne consiglio la visione soprattutto se non avete letto l’opera, l’approccio non è difficoltoso e anzi può essere un ottimo primo passo di avvicinamento.

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