Sachertorte

Sachertorte Teatro scena due

Vi siete mai chiesti come il popolo tedesco conviva con il ricordo della seconda guerra mondiale? E’ un tema molto delicato, che intercetta e giustifica una vastità di prese di posizione molto distanti l’una dall’altra.

Come ha potuto un intero popolo accettare la follia del nazismo e tutto quel che ne ha conseguito? Quanti hanno aderito attivamente, e quanti lo hanno fatto solo per non avere problemi e perché la vita, dopotutto, deve continuare? In che misura sono colpevoli coloro che hanno obbedito agli ordini senza battere ciglio? Le colpe dei padri ricadono, fatalmente, anche sui figli?

Tutte queste domande sono contenute nello script di “Sachertorte”, scritto e diretto da Amelia Di Corso, andato in scena al Teatro Trastevere dal 3 all’8 Aprile, che racconta quella che dovrebbe essere una normale festa di compleanno di una nonna, ma che si trasforma in un acceso dibattito famigliare sulle colpe del popolo tedesco. Il motivo è presto detto: Ilse, la nonna, ha un passato da infermiera nazista e questo, nonostante i tantissimi anni trascorsi, causa comprensibili tensioni e disagi all’interno della famiglia.

Sachetorte Teatro scena tre

Non tutti vivono il passato di Ilse alla stessa maniera. Tra i tre figli, il genero, la nuora e i due nipoti c’è chi ha cercato di metterci una pietra sopra, chi lo vive con malcelato imbarazzo e chi ne fa motivo di continua ribellione come una delle figlie e come il nipote Samuel, che proprio nel giorno di festa recupera le carte processuali e porta scompiglio nei festeggiamenti, non facendosene una ragione dell’atteggiamento di Ilse, a metà tra l’oblio e l’autoassoluzione.

Sachertorte è un atto unico che trova forza nel continuo e assertivo dialogare dei suoi attori, tutti bravi interpreti, abili nel far valere le ragioni del proprio personaggio. I rintocchi di un orologio, le fasi di preparazione (dietro le quinte) del celebre dolce teutonico, scandiscono i momenti di un confronto senza una soluzione possibile.

Uno dei passaggi più convincenti riguarda la cautela che si dovrebbe avere nel giudicare il comportamento del popolo tedesco dal pulpito di chi, fortunatamente, non si è trovato a vivere in un’epoca del genere. Probabilmente il punto più debole è dove l’opera perde, per un attimo, il pregevole equilibrio che aveva saputo mantenere, ovvero nel monologo finale di Ilse, che forza un po’ la mano nelle argomentazioni e da autoassolutoria diventa revisionista.

La forza di Sachertorte è, infatti, nel dimostrare come non possa esistere identità di vedute e di sensibilità, persino su di un tema oramai storicizzato come la Shoah, al punto da farci dubitare che non possa succedere mai più.

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