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Prima d’iniziare a scrivere di American Hustle, è giusto che faccia almeno tre premesse:

Premessa n°1: Avevo già visto Il lato positivo, pellicola che condivide regista e un paio di protagonisti (Bradley Cooper e Jennifer Lawrence), oltre a Robert De Niro, che in American Hustle fa un cameo.

Premessa n°2: Prima di vedere il film, mi ero già letto la recensione non proprio positiva scritta da Matteo Bordone sul suo blog.

Premessa n°3: Ho una certa passione per i film dedicati alle truffe.

Le ragioni del marketing – Capisco come funziona il marketing promozionale dietro ad un film: hai avuto un grande successo (pluri-premiato agli Oscar), hai tanti attori e il regista in comune, e allora lanci la tua nuova pellicola facendo riferimento alla precedente. Bene, American Hustle NON è il seguito de Il lato positivo, è di un genere diverso, ha una location anni Settanta ben ricostruita, ha sicuramente alcuni tratti stilistici in comune dati dalla regia di O. Russell e dalla recitazione di Lawrence e Cooper, ma non facciamo certo un torto ai due indicando come i personaggi centrali di questa pellicola siano quelli interpretati da Christian Bale e da Amy Adams. Più semplicemente, se avete amato Il lato positivo, potreste non amare American Hustle. O viceversa. O amarli entrambi. Ma non cercate un’analogia in ogni angolo del film (come fa Bordone).

Una truffa diversa – Un altro appunto di Bordone riguarda l’assenza di quella “leggerezza da fighi” che ha caratterizzato film sulle truffe come la saga di Danny Ocean portata sul grande schermo da Steven Soderbergh (remake di Colpo Grosso con Frank Sinatra). Secondo me c’è un po’ di leggerezza nel giudicare tutti i film di truffa sullo stesso parametro. American Hustle prende spunto da fatti reali di cronaca, e costruisce la trama sull’evoluzione del carattere e delle ambizioni dei suoi personaggi e dei rapporti interpersonali che si creano e distruggono. La truffa è dunque basata sulla menzogna reciproca, sul tradimento della fiducia, più che su improponibili invenzioni tecnologiche, improbabili soprattutto per l’epoca in cui è ambientato. Una costruzione del genere aiuta però a far emergere dei personaggi interessanti, passionali e vulnerabili, molto più delle fredde e iconiche “all-star” di Ocean.

ConclusioniAmerican Hustle è un film assai più che godibile, che tiene lo spettatore attento e partecipe per le intere due ore di durata, attori superbi e in grande forma, e una colonna sonora strepitosa e una memorabile ambientazione seventies. Pur non facendomi gridare al capolavoro, lo colloco tranquillamente tra i film dell’anno, e vi consiglio di vederlo e di farvi , anche se non avete le mie premesse.