il-nome-del-figlio

Le Prenom è stata una piece teatrale di grande successo, è divenuto un film commedia francese che da noi è passato un po’ in sordina, e quest’anno ha avuto anche il suo adattamento italiano.

Cos’è“Il nome del figlio” è un film di Francesca Archibugi che, assieme a Francesco Piccolo, ha riscritto la sceneggiatura adattandola a personaggi e situazioni del Bel Paese. Paolo Pontecorvo (Alessandro Gassman) è un agente immobiliare di successo che si reca a cena dalla sorella Betta (Valeria Golino), insegnante, sposata con l’amico di sempre, il professore universitario Sandro (Luigi Lo Cascio). Paolo è sposato con Simona, un’aspirante scrittrice di periferia che ha appena sfornato un romanzo best-seller. I due, che aspettano un figlio, vogliono sfruttare la cena, a cui partecipa un altro caro amico d’infanzia, Claudio (Rocco Papaleo), per rivelare il sesso del nascituro, ed il nome da loro scelto. La vena goliardica di Paolo darà vita ad una serie di equivoci e ad una cascata di rivelazioni che andranno a minare l’armonia del gruppo.

Com’è – Questa pellicola è il risultato di un’intensa attività di riscrittura. Regista e co-sceneggiatore hanno più volte specificato come non si tratti di un remake, né dell’originale, tanto meno del film francese Cena tra amici (2012). Il lavoro per “italianizzare” il testo è stato encomiabile, e sebbene la maggior parte delle battute e delle situazioni rimangano le stesse, il gusto e il tocco sono diversi. E’ un po’ come se le due opere rivelassero la rispettiva estrazione culturale. Caustico e cinico il primo, quindi molto francese, caldo e morbido il secondo. Molto italiano (non inteso come un difetto).

Ad ottenere questo effetto contribuiscono la scelta della Archibugi di inserire i flashback, che aiutano a costruire il forte legame storico tra tutti i personaggi, e di inserire i figli di Betta e Sandro, facendoli interagire direttamente o attraverso dei droni che volano attraverso gli adulti. In entrambi i casi si tratta di elementi assenti dal film francese, e che forse narrativamente non aggiungono nulla. Ma donano identità all’opera.

Perché vederloIl nome del figlio è una bella commedia italiana “intelligente”, e a renderla tale contribuisce in maniera decisiva la prova attoriale del cast. Tutti quanti dimostrano un bel feeling sia con la parte che con il resto dei personaggi. Gassman è come sempre molto a suo agio nei ruoli del cinico, e forse è quello che si discosta di meno dall’interpretazione francese (un magistrale Patrick Bruel). Lo Cascio è trasognato, Papaleo spumeggiante, Micaela Ramazzotti non uscirà mai dall’immagine della borgatara che il DNA le ha cucito addosso.

Perché non vederlo – Anche nei migliori film si finisce col pescare e l’indugiare nei cliché, e il film dell’Archibugi ricade anch’esso nel “difetto”. Nulla di grave, per carità, ma si poteva evitare, così come l’idea d’inserire delle (leggere) modifiche alla storia e alla caratterizzazione dei personaggi, per poi non sfruttarle veramente. La “rivalità letteraria” tra Simona e Sandro avrebbe potuto essere fonte di ben altri battibecchi.

Una battuta“E tweettami ‘sto cazzo!”