The Imitation Game

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Ci sono personaggi costretti a vivere in un’epoca sbagliata per loro. Alan Turing era probabilmente uno di questi. I riconoscimenti assai più che postumi che sta ricevendo culminano in The Imitation Game, una pellicola diretta dal norvegese Morten Tyldum.

Cos’è. The Imitation Game è un film tratto dalla biografia “Alan Turing: Storia di un Enigma”, scritta da Andrew Hodges. Suddiviso temporalmente in tre decenni ben distinti, il lungometraggio presenta l’adolescenza, gli anni della guerra e l’epilogo precoce della vita di Turing, un matematico geniale che vedrà poco riconosciuti i propri innegabili meriti. La parte centrale della trama è quella della Seconda Guerra Mondiale, dove colui che viene considerato come il padre del computer partecipa ad un programma del governo per decifrare il codice nazista Enigma, utilizzato dai tedeschi per inviare messaggi sulle scelte strategiche del Terzo Reich. Turing sarà tra i protagonisti di quel successo, che verosimilmente accorciò la durata della guerra e salvò milioni di vite umane. Nonostante i meriti, segretati per motivi di sicurezza, alla fine del conflitto la sua omosessualità gli costerà una condanna per atti osceni, la castrazione chimica, la perdita del lavoro all’Università, ed una morte precoce.

Com’è. Tyldum alterna con sapienza passato, presente e futuro di Turing, garantendoci quasi due ore d’intrattenimento senza troppi sforzi. Se le scene tratte dal collegio ci aiutano a capire l’origine di molti dei traumi relazionali e delle sofferenze dello studioso, i momenti ambientati negli Anni Cinquanta ci mostrano un Turing assai più disilluso e alla deriva, forse stanco di tutti quegli anni passati a conformarsi alla società inglese dell’epoca, in quello che a tutti gli effetti è il gioco imitativo che dà il titolo alla pellicola.

Perché vederlo. La performance artistica di Benedict Cumberbatch è notevole, non a caso è stato candidato al Premio Oscar proprio per questo film. L’attore, già Julian Assange sul grande schermo, interpreta magistralmente il ruolo di Turing, dando un valore aggiunto a quello che avrebbe diventare un lavoro di maniera, nelle mani di qualcun’altro.

Perché non vederlo. The Imitation Game lascia l’impressione di un lavoro mirato da parte degli sceneggiatori e del regista per rendere Turing un altro di quei personaggi sopra le righe (stile Stephen Hawking o il Mark Zuckerberg di The Social Network), esacerbandone l’asocialità. Anche il ruolo centrale dato al personaggio di Joan Clarke (Keira Knightley), nella realtà assai più marginale, rende bene l’idea di un processo di omologazione hollywoodiana.

Una battuta“Sono le persone che nessuno immagina che possano fare certe cose quelle che fanno cose che nessuno può immaginare…”

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