Magic in the moonlight

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Woody Allen. Colin Firth. Ho dunque accettato la proposta di Framino di andare al cinema in questo weekend lungo.

Cos’è. E’ una commedia brillante su soggetto e sceneggiatura originali di Allen, ambientata durante l’età del jazz, l’opulento ed effimero decennio degli anni Venti che venne spazzato via dalla Depressione e dal nazismo. Stanley Crawford (Firth) è un famoso illusionista che gira l’Europa sotto le vesti di un mago cinese sorprendendo le platee con i suoi trucchi di scena; è in realtà anche un tedioso e razionale gentleman inglese annoiato dalla vita e incapace di sorprendersi. Quando un amico/collega lo introduce al caso di una giovane presunta medium (Emma Stone) che sta ammaliando una ricca famiglia di amici in Costa Azzurra, Stanley è felice di poter dare il suo apporto all’ennesimo smascheramento di una truffatrice che gioca sulla credulità altrui. Ma le cose non andranno proprio in quel modo…

Com’è. Magic in the moonlight sembra esser stato scritto per una piece teatrale. Nella prima ora si dipana in maniera lineare, con una sequenziale introduzione dei personaggi, intervallata da numerosi e frequenti cambi di scena. Dietro l’apparenza di un’opera divertita, nasconde una pellicola a tesi dove Allen cerca di dare senso e forma alla felicità irrazionale che prende il sopravvento sulla conformità razionale. Siamo lontani anni luce dai gridi esistenziali di un Fitzgerald, ma mai come in un film centrato su magia e illusione possiamo dire che l’apparente superficialità inganna.

Perché vederlo. Il film è un bell’esercizio di stile, soprattutto per quel che riguarda le meravigliose location, la fotografia, i costumi. La partecipazione degli attori è divertita, il feeling tra Firth e la Stone è buono e Emma irradia lo schermo con la sua presenza.

Perché non vederlo. La prima ora del film si trascina un po’ stancamente, si ha l’impressione che alcuni dialoghi siano oltremodo forzati. L’imprevedibilità arriva tutta sul finale, ed in un paio di scambi memorabili (Stanley con la zia Vanessa, Stanley con Sophie). Ma forse è troppo poco, ed è troppo poco Allen.

Una battuta. “Quello che non ci uccide, il più delle volte ci frega.”

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